Scuola e assunzioni: il concorso non risolve la sproporzione tra domanda e posti disponibili

“L’idea del concorso non è negativa, e va ricordato che il concorso dà l’abilitazione e non il posto di lavoro. A monte rimane lo squilibrio tra l’offerta e la domanda di insegnanti, tanto che l’esito del concorso potrebbe essere la creazione di un nuovo esercito di precari”. Enrico Franceschini, Segretario generale della Cisl Scuola di Brescia, sintetizza così le preoccupazioni del sindacato dopo l’annuncio del nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo: “Si tornerà a rispettare la legge dello Stato, che prevede che i nuovi insegnanti siano scelti per metà nelle graduatorie e per metà attraverso bandi pubblici”.
E’ un problema delicato al quale il Giornale di Brescia dedica questa mattina quasi una pagina intera, illustrando con efficacia la situazione di partenza e possibili sviluppi.

Ecco il testo dell’articolo firmato da Paola Gregorio.

Correva l’anno 1999: si celebrava l’ultimo grande concorso pubblico per insegnanti. Sono trascorsi tredici anni, e le riforme per il reclutamento del corpo docente si sono susseguite, purtroppo arrivando spesso ad arenarsi con il cambio dei governi. Un breve riepilogo: prima sono apparse le Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario che duravano un biennio; poi, chiusa l’esperienza delle SSis, l’ex ministro della Pubblica Istruzione, la bresciana Mariastella Gelmini, ha varato i Tirocini formativi attivi. In mezzo al guado, il blocco, dal 2007, delle graduatorie provinciali permanenti che sono diventate ad esaurimento, proprio per smaltire l’«esercito» di precari cresciuto a dismisura negli anni.

E ora l’annuncio del neoministro della Pubblica Istruzione, Francesco Profumo: nel 2012 tornerà il maxi concorso, che più che in congedo pareva essere andato definitivamente in pensione.
Il titolare del dicastero di viale Trastevere lo ha detto nella puntate dello scorso 20 dicembre della trasmissione televisiva «Otto e Mezzo», in onda su La7. E ha già messo al lavoro i suoi funzionari per preparare i bandi che dovrebbero essere appendici appunto di un maxi concorso. Un concorso con numeri da capogiro, se si considera che i potenziali candidati sarebbero non meno di 300mila. Ci sono infatti gli insegnanti delle graduatorie ministeriali, oltre 200mila, con già l’abilitazione ma non ancora di ruolo; i laureati abilitati ma fuori dalle graduatorie (che, lo ricordiamo, sono chiuse dal 2007); e i circa 20mila che nel 2012 avranno archiviato il Tirocinio formativo attivo.

Perché un nuovo concorso? «Si tornerà a rispettare una legge dello Stato, che prevede che i nuovi insegnanti siano scelti per metà nelle graduatorie e per metà attraverso bandi pubblici – ha spiegato il ministro Profumo -. Credo che la scuola abbia bisogno di giovani. L’età media è alta, attorno ai cinquant’anni, e il rapporto con gli studenti ha bisogno di creatività ed esperienza. Dobbiamo trovare un equilibrio tra esperienze e aspettative delle persone e le opportunità per i giovani, che non possiamo tenere indietro».

Già, le aspettative. E i timori. Perché un concorso, in chi è precario da anni, può suscitare speranze ma anche paure. Chi è già in possesso dell’abilitazione, ed è iscritto in una delle graduatorie provinciali, in attesa che alle supplenze si sostituisca il posto fisso, può chiedersi: «E se mi scavalcasse un neo abilitato con il concorso?». Per un neolaureato, o chi l’abilitazione c’è l’ha ma non è in graduatoria, è invece una porta che si apre.

Una matassa difficile da sbrogliare. Ci rivolgiamo a chi di universo scolastico se ne intende, Enrico Franceschini, segretario della Cisl Scuola, chiedendogli un commento sull’annuncio del maxi concorso. «In sé – risponde – l’idea del concorso non è negativa. Ma ricordiamocelo, il concorso dà l’abilitazione e non il posto di lavoro. Bisognerebbe risolvere il problema a monte: quello della formazione iniziale e del reclutamento del personale. E naturalmente del precariato». A monte, continua il segretario della Cisl Scuola, rimane lo squilibrio tra l’offerta e la domanda di insegnanti. «I posti in organico nella scuola italiana sono 750mila – ricorda il sindacalista -. Sull’organico degli anni scolastici 2012/2013 e 2013/2014 il Miur prevede di coprire circa 60mila posti vacanti».

La filosofia, insomma è questa: «se i potenziali partecipanti al concorso sono trecentomila, ma io penso che si possa arrivare anche ai cinquecentomila, sono comunque oltre la metà dei posti in organico per gli insegnanti. Si rischia di creare una massa di persone con l’abilitazione destinati a diventare nuovi precari, perché tutti quei posti disponibili non ci sono». Che fare, allora? «La nostra proposta è parlare meno sui giornali e confrontarsi, sedersi attorno a un tavolo per trovare le soluzioni più adeguate, che tengano conto delle diverse esigenze. Di chi l’abilitazione c’è l’ha già ed è inserito in graduatoria e di chi aspira a diventare insegnante».

Etichette: , , ,