Chiudono 40 uffici postali. Poste e Regione in pressing sui Sindaci

Dal 24 al 31 dicembre Poste Italiane ha deciso di chiudere per una intera settimana – ed è la prima volta che succede nella storia di questa Azienda – 40 uffici postali in città e in provincia. Una prova generale verso la chiusura definitiva?

Gli uffici che rimarranno chiusi da qui a fine anno sono quelli di Botticino Mattina, Brescia succ. 18, Calcinatello Calino, Calvagese della Riviera, Castelletto di Leno, Coniolo, Corticelle Pieve, Ludriano, Mazzano, Padernello Bresciano, Remedello Sotto, San Martino della Battaglia, San Pancrazio Bresciano, Virle Treponti, Bagolino, Berzo Demo, Cerveno, Clusane sul lago, Cogno, Cogozzo, Collio, Erbanno, Gratacasolo, Lumezzane Sant’Apollonio, Monno, Navazzo, Ossimo Inferiore, Ponte Caffaro, Preseglie, Provaglio Val Sabbia, San Vigilio di Concesio, Saviore dell’Adamello, Sonico, Vione, Zanano e Zone.

Prove generali per il definitivo abbandono di questi uffici da parte di Poste Italiane? E’ la preoccupazione del Sindacato dei lavoratori postali di Cisl, Uil, Sailp e Ugl, critico però non solo sulla prospettiva ma anche sul contingente. La tempistica di queste chiusure è infatti del tutto inopportuna, visto che con l’approssimarsi di fine mese vanno effettuati diversi pagamenti.

“Non ci sono a Dicembre le vacanze in massa del periodo estivo e fare conto sul calo del numero di operazioni per giustificare questa scelta è decisamente fuori luogo”. Certo, se l’obiettivo vero è un altro – e cioè verificare la reazione dei cittadini nel vedersi chiuso l’ufficio postale per l’intera settimana – non c’è periodo migliore di questo! Anzi, l’Azienda “prende due piccioni con una fava”. Visto che la cronica carenza di personale porta i dipendenti alla impossibilità di godere delle ferie, con lo stop di una settimana risolve il problema, a spese dei cittadini ovviamente.

Ormai non resta che l’indignazione della popolazione, visto che Poste Italiane ha trovato il modo di sterilizzare la protesta dei Sindaci. Alla Prefettura, infatti, demanda di fatto le questioni della sicurezza degli uffici (Poste si ricorda d’essere servizio pubblico solo quando deve scaricare sulla collettività i costi della sicurezza), mentre da Azienda privata ha trovato nella Regione il partner a cui far gestire la “patata bollente” del suo piano di accorpamenti e chiusure degli uffici, tanto che oggi nella sede del Pirellino di Brescia (via Dalmazia) sono stati convocati i Sindaci di quei Comuni che verranno privati dell’ufficio postale o verrà ridotto il servizio. Sarà interessante conoscere con quali “incentivi” la Regione spianerà la strada a Poste Italiane, incurante dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione.

Il confronto con i rappresentanti dei lavoratori è invece per Poste Italiane un tema da evitare con cura, tanto che oggi si può dire senza tema di smentita che dentro questa azienda le relazioni industriali non esistono più.

Non per questo viene meno la determinazione del sindacato dei lavoratori postali di Cisl, Uil, Sailp e Ugl contro ogni tentativo di svilire il servizio postale, di considerare i lavoratori delle semplice pedine, di pensare ai cittadini come consumatori più che persone.

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