Mario Monti illustra al Senato le linee programmatiche del nuovo Governo

Rigore, crescita ed equità. Sono queste le linee guida su cui Mario Monti incardina le sue dichiarazioni programmatiche nel giorno dell’esordio da premier al Senato. Numerosi gli accenni ai sacrifici – Ici, pensioni, maggiore prelievo fiscale sui consumi, uno studio sulla patrimoniale – ma anche a una nuova distribuzione dello sforzo di risanamento e rilancio.

EQUITA’ – La parola equità, che torna più volte nel discorso di esordio del premier, è declinata in termini non solo etici. Più le riforme saranno eque, spiega Monti, “più saranno efficaci”. “Se falliremo, se non raggiungeremo le riforme che servono, saremo tutti sottoposti a condizioni ben più dure”, è l’avvertimento del numero uno dell’Esecutivo. I margini di successo “sono ridotti, ma se fosse altrimenti non sarei qui”. “Abbiamo degli obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio e sul rapporto debito-pil – sottolinea – ma non saremo credibili nel perseguimento di tali obiettivi se non ricominceremo a crescere”.

LA PRIMA VALUTAZIONE DELLA CISL – “Quello del Presidente Monti – commenta Raffaele Bonanni – è stato un discorso interessante, completo, come non si sentiva da tempo in Parlamento. Un discorso di sfide molto alte; come sono alti il debito pubblico e la preoccupazione che abbiamo come cittadini italiani”. Sfide che la Cisl chiede siano “oggetto di un Patto sociale tra parti sociali e Governo”. L’obiettivo, specifica il segretario generale, non è solo “aprire una discussione serrata”. Il Patto è anche un modo “per dire chiaramente ai cittadini cosa si farà, quale sarà la misura dei sacrifici e dell’equità sociale”.

RIGORE E SVILUPPO – La sfida più ardua, come sottolinea lo stesso Monti, è quella di associare al rigore lo sviluppo. La volontà di unire politiche di risanamento e crescita, spiega il professore, è incarnata dalla scelta, anche simbolica, dell’attribuzione a un solo ministro delle competenze di sviluppo e infrastrutture. Scelta che indica “quasi visivamente la pari attenzione a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e ciò che consente di crescere e dare stabilità alla crescita”. Lo sviluppo, dunque, non sarà un capitolo rimandato a tempi migliori. E così, la pressione fiscale potrà, sì, essere ridotta “dopo la spending review” ma nel frattempo “può essere modificata per renderla più favorevole alla crescita”. Ovvero, con una “riduzione del peso delle imposte e contributi che gravano sul lavoro e sulla produzione, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà”.

IL PRELIEVO FISCALE – A parità di gettito, dunque, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata, “coerentemente con la delega fiscale”. Il ragionamento del premier sul fisco non può che trovare il favore della Cisl, che ritrova al suo interno le parole d’ordine di una campagna portata avanti da tempo. “Lo spostamento del carico fiscale dalle persone e dalle imprese ai consumi – sottolinea Bonanni – è una delle nostre battaglie. Bisogna partire da lì. Così come è stato importante il riferimento di Monti alla tassazione immobiliare e mobiliare su cui anche la Cisl insiste con forza, con una lotta ancora più serrata a evasione fiscale, lavoro nero e sommerso. Vorremmo, però, che si precisasse con più puntualità che si farà una riforma fiscale integrale”.

IL NODO DELLE PENSIONI – Arrivando all’atteso capitolo pensioni, Monti assicura che il sistema “è sostenibile”, ma sottolinea che ci sono troppe disparità “tra generazioni, categorie e aree di privilegi”. Un intervento su questo fronte va dato per scontato. La Cisl è disponibile a discuterne, partendo da alcune premesse. “Spero – afferma Bonanni – che nessuno abbia in testa di fare cassa sulle pensioni”. Ok, dunque, a “interventi che migliorino i conti degli enti previdenziali” e che eliminino “le sperequazioni e le disparità tra le generazioni e le aree dei privilegi”.

IL MERCATO DEL LAVORO – Anche il mercato del lavoro sarà toccato dal nuovo Governo, ma solo “con il consenso delle parti sociali”. Due gli obiettivi: renderlo più equo e facilitare la crescita della produttività. Monti propone di uscire da “un mercato duale, in cui alcuni sono fin troppo tutelati e altri totalmente privi di tutele in caso di disoccupazione”. Il professore accenna all’idea di un “ordinamento con una disciplina universale”, ma che sarà applicato solo ai nuovi occupati, “senza modificare i rapporti stabili e regolari” già esistenti.

CI SARA’ LA PATRIMONIALE? – Dalle pensioni alla patrimoniale, altro tormentone degli ultimi mesi; al quale il premier, tuttavia, accenna solo di sfuggita. Monti si limita a un “la esamineremo”, mentre è più esplicito sulla possibilità di reintrodurre l’Ici sulla prima casa (“l’esenzione è un’anomalia italiana”). Ma il senatore non si ferma lì e va oltre: “È necessario riesaminare in generale il prelievo sulla ricchezza immobiliare”. Un breve passaggio anche sul capitolo costi della politica. Monti non entra nel dettaglio degli interventi, anche se accenna a tagli ai costi degli organismi elettivi e alla possibilità di abolire le province con legge ordinaria. La Cisl, ricorda Bonanni, chiede “di rendere le Regioni più sobrie, abolire le Province, accorpare i Comuni”. Massima disponibilità a discutere, dunque, ma “occorre molto più rigore”.

AIUTO E RICONCILIAZIONE – Ai parlamentari il neo premier non chiede solo la fiducia, ma anche “aiuto”. Forse scorgendo un’accoglienza ancora tiepida da parte di alcune frange di nuova maggioranza non del tutto “pacificata”. Non a caso l’auspicio che Monti rivolge ai senatori è quello di una “riconciliazione”: “Spero che il mio Governo ed io potremo contribuire in modo rispettoso a riconciliare maggiormente i cittadini e le istituzioni, i cittadini e la politica”. (ilaria storti – conquistedellavoro.it)

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