Ritorsione di Pasta Zara contro i lavoratori. Fai Cisl: grave comportamento antisindacale

Durissimo scontro tra azienda e sindacato nello stabilimento Pasta Zara di Rovato. Domani mattina i rappresentanti dei lavoratori presenteranno in Tribunale una denuncia per comportamento antisindacale.  La vicenda è presto riassunta: Fai Cisl e Flai Cgil programmano le assemblee dei lavoratori; l’azienda nega questo diritto. Da qui la decisione di uno sciopero di due ore a inizio turno nella giornata di oggi; per ritorsione l’azienda trasferisce la produzione in altri due stabilimenti a Trieste e Treviso e mette in cassa integrazione straordinaria tutti i dipendenti dell’unità produtiva bresciana. “Sembra di essere tornati indietro nel tempo – commenta Daniele Cavalleri, Segretario generale della Fai Cisl di Brescia – con una proprietà che pretende di fare il bello e brutto tempo a proprio piacimento e che pensa di poter schiacciare il sindacato. Ma si sbaglia di grosso. Domani mattina gli uffici legali di Cisl e Cgil presenteranno una denuncia per comportamento antisindacale contro proprietà e direzione aziendale”.

IL COMUNICATO SINDACALE DI FAI CISL E FLAI CGIL

Non è da oggi che scopriamo la tendenza antisindacale da parte della proprietà (Bragagnolo) e della direzione aziendale (Antinori) di Pasta Zara. Fin dall’inizio, una volta chiusa l’acquisizione dell’ex Pastificio Pagani – operazione che ha avuto dalle organizzazioni dei lavoratori un sostanziale appoggio – Pasta Zara ha messo in atto una serie di atteggiamenti sempre al limite del comportamenti antisindacale. Con lo scontro di questi ultimi due giorni possiamo dire che l’azienda ha ampiamente oltrepassato quel confini di rispetto e di correttezza che dovrebbe contenere le relazioni sindacali.

Più volte abbiamo richiamato l’azienda al riconoscimento sostanziale del ruolo del sindacato e delle Rsu. La mancanza di questo riconoscimento e la rigidità delle posizioni assunte da Pasta Zara portano ad ingigantire i problemi, creando artificiosi percorsi ad ostacoli che ne allontanano la soluzione.

La negazione delle assemblee che avevamo programmato nella giornata di martedì 15 novembre è solo l’ultimo, e purtroppo gravissimo episodio.

Da tempo l’azienda chiede di contenere in una sola ora di tempo le assemblee, e vorrebbe una sola assemblea per tutti, incurante del fatto che la presenza in azienda dei lavoratori segue i cinque turni in cui è organizzato il lavoro.

Per sostenere la sua tesi Pasta Zara va fornendo fantasiose interpretazioni del Contratto collettivo nazionale di lavoro e ritiene che le basti appellarsi alle esigenze produttive per vanificare il diritto dei lavoratori a riunirsi in assemblea e discutere le questioni di lavoro.

Le regole sono chiarissime. L’art 8 del Contratto non solo stabilisce il diritto di assemblea ma specifica che esse debbano essere convocate “ …tenendo conto delle esigenze produttive, nel senso che le assemblee saranno indette all’inizio o a fine dei turni di lavoro con preavviso di almeno 24 ore”.

Così abbiamo fatto, come sempre, con un largo preavviso e garantendo all’azienda la possibilità di programmare la produzione. La direzione dello stabilimento, invece, ci ha comunicato di avere dei problemi soltanto alle 19,15 della sera precedente le assemblee.

L’assemblea era richiesta tra l’altro per illustrare l’accordo che prevedeva le 17 assunzioni sottoscritto il 17 ottobre 2011, e gli impegni che l’azienda aveva preso per il rientro nella rotazione della Cassa integrazione di alcune figure impiegatizie, fino ad oggi totalmente escluse, ed il pagamento delle somme che l’azienda ha scontato alla procedura fallimentare e dovute ai lavoratori. Altro punto su cui informare i lavoratori era il nuovo fondo sanitario (Fasa) operatico dal 1 ottobre 2011.

Come si vede argomenti non di poco conto. Responsabilmente avevamo già deciso di non fare una assemblea per ogni turno, ma, per non fermare la produzione per due giorni, di fare tre assemblee concentrate in una sola giornata.

Come si vede niente di drammatico e tutto secondo il più preciso e rigoroso rispetto delle regole vigenti. Di drammatico c’è solo la volontà dell’azienda di decidere sempre e comunque unilateralmente, senza neppure giustificarsi.

Per quanto riguarda l’accusa di essere arroccati su vecchie logiche sindacali, potremmo semplicemente replicare che siamo speculari al modo di porsi dell’azienda che molto ricorda gli atteggiamenti padronali di inizio Novecento: mai prima, neppure nei momenti più duri del contrasto con la vecchia proprietà, si era arrivati alla negazione delle assemblee e alla rimozione delle bandiere sindacali. E mai avremmo immaginato di dover assistere ad un atto di ritorsione come quello messo in atto da Pasta Zara che dopo lo sciopero di due ore a inizio turno proclamato come risposta dei lavoratori alla negazione del loro diritto a riunirsi in assemblea, ha comunicato il ricorso alla cassa integrazione straordinaria mettendo furoi dall’azienda tutti i suoi dipendenti e trasferendo la produzione negli stabilimenti in provincia di Treviso e di Trieste (che non sono sindacalizzati e che dunque non danno alcun problema a proprietà e direzione).

Alla faccia del picco di ordinativi dichiarato dall’azienda a giustificazione del suo comportamento.

L’azienda ha fatto sapere di ritenere arretrata la posizione sindacale. A Pasta Zara rispondiamo dicendo semplicemente che non basta richiamare la crisi per negare i diritti dei lavoratori. Se per Pasta Zara difendere i lavoratori e lo loro dignità è un comportamento arretrato siamo felicissimi di essere degli arretrati. Della presunta “modernità” del titolare e del suo direttore non sappiamo che farcene.

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