Immigrazione e cittadinanza. Bocchio (Filca): dalle emozioni all’integrazione vera

Il Giornale di Brescia da conto questa mattina del convegno su immigrazione e cittadinanza promosso venerdì scorso dalla Filca Cisl di Brescia. Un’iniziativa centrata sulle testimonianze di alcuni lavoratori stranieri che hanno raccontato la loro storia e le loro speranze. “Un viaggio – ha detto il Segretario generale Roberto Bocchio – per passare dalle emozioni all’integrazione vera”. 

 

 

GIORNALE DI BRESCIA – Martedì 1 novembre 2011

«Generalmente, si costruiscono baracche di legno ed alluminio, vicini gli uni agli altri e tra loro parlano lingue a noi incomprensibili. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti».

Nel leggere questi frammenti ci verrebbe da pensare alla situazione degli extracomunitari in Italia, invece sono frasi tratte da una relazione fatta al congresso americano sugli emigranti italiani nell’ottobre del 1912.

Roberto Bocchio, segretario generale Filca Cisl Brescia, introduce così il convegno «Diversi colori una sola cittadinanza» che si è svolto l’altra mattina nella sede della Cisl. Una giornata che ha visto avvicendarsi sul palco diverse voci sull’immigrazione, comprese quelle di alcuni extracomunitari che hanno deciso di raccontare perché e come sono arrivati nel nostro paese. «Vorrei che le testimonianze ci portassero a fare un viaggio all’interno delle emozioni – continua Bocchio – che ci aiutassero a capire cosa c’è dietro al loro arrivo in Italia».

La segretaria territoriale Ust Cisl Brescia, ribadisce il pensiero di Bocchio ed invita a riflettere sul valore che si cela dietro ad ognuna di queste persone, non solo valore umano ma anche economico: «La ricchezza del nostro Paese per l’8,9%, secondo Confindustria, è costituita dal lavoro degli extracomunitari, anche loro contribuiscono e contribuiranno a pagare le nostre pensioni, la speranza nel miglioramento non deve essere un lusso ma un diritto».

Le voci di Florenc, Kandji, Doudo e Martha hanno chiuso la mattinata e nel raccontare il loro passato, hanno lasciato trapelare l’emozione sincera dei loro ricordi ma non c’è stata esitazione nell’affermare quanto si sentano italiani e quanto l’esperienza di lavoro in Italia li abbia aiutati economicamente e dal punto di vista umano. Sono storie di giovani adulti, che per difficoltà, sono stati scelti dalle loro famiglie per rappresentare l’unica possibilità di salvezza andando all’estero a cercare lavoro. Si sono sentiti onorati di essere stati scelti per un compito di tale responsabilità e, nonostante la paura, sono partiti, per loro e per le loro famiglie. Sono intervenuti anche due operatori della Filca, Elena Braghini che ha raccontato la cronistoria delle proteste «sulla gru» e Angelo Petricone che ha portato la sua esperienza dall’Aquila ricordando, a seguito del terremoto, le morti degli «invisibili», probabilmente clandestini, che nessuno è andato a riconoscere.
a. con

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