Modifiche a pensioni e licenziamenti. La Cisl pronta allo sciopero
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Modifiche a pensioni e licenziamenti. La Cisl pronta allo sciopero

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Pubblicato il 27 Ottobre 2011

Pensione a 67 anni, meno vincoli alle procedure di licenziamento e mobilità anche nella Pubblica Amministrazione. Sono gli impegni che il Governo ha inserito nel documento presentato all’Europa che sollecitava da giorni il piano per la crescita di Palazzo Chigi. “Se queste sono le intenzioni del Governo e se pensa di prenderle senza verificarle prima con le parti sociali – ha dettto il leader della Cisl Raffaele Bonanni – andremo allo sciopero”.

LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA – Di fronte al ritardo dell’Italia nel varare misure anticrisi con un piano di interventi per la crescita e lo sviluppo l’Unione Europea ha imposto al Governo di presentare al Consiglio europeo gli impegni che intende assumere, subordinando a queste decisioni il sostegno dell’Europa al nostro Paese. Il Governo, fortemente diviso al proprio interno, non riuscendo a varare provvedimenti concreti nei tempi richiesti, ha presentato al Consiglio europeo un documento in cui si impegna a varare il piano di crescita entro il 15 novembre.

LA LETTERA – Tra i principali provvedimenti indicati per favorire la crescita c’è una norma per rendere più semplici i licenziamenti che sarà varata entro maggio 2012. Inoltre dal 2026 si andrà in pensione a 67 anni. Il Governo prevede anche un piano di dismissioni per 5 miliardi in tre anni che sarà presentato entro il 30 novembre. E ancora è prevista la mobilità obbligatoria del personale della pubblica amministrazione.

LA REAZIONE DELLA CISL – Immediata la reazione delle organizzazioni sindacali. “La Cisl andrà allo sciopero se verrà modificato l’assetto dei licenziamenti senza il consenso delle parti sociali” ha detto a più riprese nel corso della mattinata Raffaele Bonanni, Segretario generale della Cisl.
Quella proposta, ha aggiunto il segretario generale della Cisl, è una “istigazione alla ribellione”. Nei rapporti con i lavoratori “non bisogna cambiare la rotta seguita finora che si poneva l’obiettivo della coesione sociale. Parlare di licenziamenti arroventa il clima e finisce per impedire qualunque discussione sul tema del lavoro”.
“Quanto alle pensioni – ha aggiunto Bonanni – gli impegni del Governo non vanno oltre quanto fatto finora, che ha garantito la stabilità del sistema ed è molto più di quello che hanno fatto gli altri Paesi europei. La Cisl sulle pensioni propone altre cose, a partire dalla necessità di rendere obbligatoria la previdenza integrativa, che oggi riguarda solo il 10% dei giovani”.
Bonanni ha ribadito le cose che secondo la Cisl il Governo dovrebbe fare i n alternativa a quelle indicate nella lettera all’Europa: “la riforma fiscale, la cui delega è ancorata nel porto delle nebbie in Parlamento; la patrimoniale, con l’esclusione della prima casa; i tagli ai costi della politica e delle amministrazioni; una governance diversa per le municipalizzate, “ultimo scorcio di Unione sovietica”. La Cisl è dunque pronta a mobilitarsi con chiunque aderirà alle proposte e alle poteste su questi temi.

La lettera governo all’Unione Europea