Previdenza complementare: Fisascat riparte dai luoghi di lavoro

Un recente studio della Banca d’Italia lancia l’allarme sull’entità delle pensioni prossime venture, perché molti lavoratori si troveranno “esposti a un forte rischio previdenziale, avvero alla possibilità che, raggiunta l’età del pensionamento, si trovino a non avere risorse sufficienti a mantenere un tenore di vita adeguato”. Per scongiurare questa prospettiva il sindacato è da molti anni il principale attore dei fondi pensionistici di settore. Quello per i lavoratori del commercio, terziario, turismo e servizi si chiama FON.TE e a dieci anni dalla sua costituzione la Fisascat Cisl di Brescia ha riunito questa mattina i suoi delegati per discuterne i risultati

e rilanciare l’impegno a coinvolgere i lavoratori che ancora non vi hanno aderito, sapendo che ciò che oggi appare come un ulteriore sacrificio da iscrivere in busta paga sarà una integrazione indispensabile al reddito una volta raggiunta l’età della pensione.

“Nei prossimi anni – ha sottolineato Alberto Pluda, Segretario generale della Fisascat Cisl di Brescia aprendo questa mattina l’attivo dei delegati – la differenza tra l’ultimo stipendio e la pensione sarà sempre maggiore. Nelle stime della Ragioneria dello Stato, infatti, un lavoratore del settore privato che nel 2010 avrebbe ottenuto una pensione pari circa il 70% della propria retribuzione nel 2040 vedrà ridotta la percentuale al 52% a parità di anni di contribuzione”.

Alla luce di questi dati si potrebbe pensare che i fondi pensionistici integrativi abbiano subito fatto il boom. Purtroppo no. Il dondo FON.TE, che pure è il secondo fondo di previdenza complementare italiano con il maggior numero di iscritti registra sul totale dei potenziali interessati solo il 7,4% di adesioni. Le ragioni possono essere cercate nell’estrema eterogeneità del settore e nella grande presenza di lavoratori giovani che non considerano prioritario il tema della loro pensione.
Occorre dunque un rinnovato impegno per mettere in condizioni i lavoratori di una scelta sempre più urgente per il loro futuro previdenziale. E occorre – ha detto ancora il Segretario generale della Fisascat Cisl di Brescia – che cambino cultura e comportamenti dei datori di lavoro, che considerano il Tfr (l’accantonamento obbligatorio per il trattamento di fine rapporto) come un patrimonio aziendale e mettono in atto azioni di disturbo per impedire che i lavoratori spostino il loro capitale nel fondo di previdenza integrativa; dono datori di lavoro che considerano il contributo contrattuale a loro carico come un inutile balzello, purtroppo sostenuti in questa convinzione da un nutrito gruppo di consulenti del lavoro.

“Questa giornata che, con grande ambizione, vogliamo chiamare “giornata della previdenza” – ha concluso Pluda – vuole essere per la Fisascat bresciana un nuovo punto di partenza. Da qui vogliamo idealmente e concretamente rilanciare la nostra azione di promotori sociali della previdenza complementare. Oggi siamo qui a discutere e a documentarci, a a studiare e a capire di più. Ma già da domani saremo nei luoghi di lavoro a rilanciare la previdenza complementare”.
Importante contributo di dati e di analisi emerso dalle relazioni, sintetizzato nelle conclusioni dal Segretario della Fisascat nazionale con la volontà politica della categoria di fare dell’allargamento della platea di lavoratori che godranno della pensione integrativa uno degli obiettivi primari dell’azione sindacale.

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