Se non ce la fa Brescia, chi ce la può fare? La Cisl su crisi e lavoro: reagire alla difficoltà

Se non ce la fa Brescia, chi ce la può fare? Intervistato dal Giornale di Brescia su crisi e lavoro, Enzo Torri, Segretario generale della Cisl bresciana, guarda all’autunno con qualche fondata preoccupazione ma anche con la certezza che sono realtà di impresa e di lavoro come la nostra che devono fare da locomotiva per la ripresa del sistema economico, produttivo e occupazionale.

Le Borse crollano, le grandi aziende annunciano in tutto il mondo tagli del personale, i dati macroeconomici sono poco confortanti. – scrive oggi Guido Lombardi sul Giornale di Brescia introducendo il colloquio con Enzo Torri – E, anche a Brescia la situazione non è positiva e l’autunno potrebbe rivelarsi molto complicato sul fronte occupazionale.

Segretario, quali segnali avete per i prossimi mesi?
I dati generali parlano chiaro e dicono che avevamo ragione quando, davanti a timidi segnali di ripresa, predicavamo prudenza: l’economia resta in grave difficoltà. Certo, alcuni settori avevano perso il 30 o il 40%, e quindi oggi sembrano recuperare, ma siamo molto lontani dal 2008. La crisi non è superata e, anche a Brescia, si profila una situazione critica al termine di lunghi periodi di cassa integrazione.

Alcuni settori produttivi bresciani sono arrivati al capolinea?
La situazione è sotto gli occhi di tutti: ci sono aree industriali e manifatturiere che non hanno prospettive. Occorre una spinta verso nuovi prodotti e nuovi mercati. Tuttavia, non possiamo pensare che il problema del lavoro riguardi solo i settori più esposti alla concorrenza globale.

Cosa intende dire?
Prendiamo il caso della Fiat. Era necessario, e come Cisl lo abbiamo sostenuto, raggiungere accordi che consentissero di aprire alla flessibilità e all’incremento della produttività. Ma ormai non è possibile ragionare per compartimenti stagni: tutto il sistema si deve aggiornare, compresi i servizi e il pubblico impiego. Il problema riguarda anche i lavoratori autonomi e il settore del commercio. Occorre ragionare con categorie nuove.

A chi è rivolto il suo appello?
A tutti gli attori del sistema economico e sociale. Ciascuno è chiamato a fare la propria parte e deve essere coinvolto per intercettare la crescita là dove può essere trovata.

Come si declina questo programma sul territorio bresciano?
Le rivolgo io una domanda: se non ce la fa Brescia, chi ce la può fare? Abbiamo le capacità e la struttura per reagire alle difficoltà. Brescia può e deve superare la crisi, ma da questo periodo complicato possiamo uscire solo insieme. Il sindacato deve trattare, ma aperto alla flessibilità, le industrie possono chiedere più produttività ma devono essere pronte a investire, e tutti devono scommettere sulla formazione.

Per lavorare insieme, occorre però individuare un progetto comune. Mentre lo stesso sindacato appare diviso.
In questa fase di emergenza, davanti alla possibilità di una seria crisi occupazionale, dobbiamo superare le diffidenze, valutare le proposte di ciascuno e individuare concrete linee di azione. E la politica, naturalmente, potrebbe avere un ruolo importante a livello di coordinamento.

A Brescia ci si sta muovendo in questa direzione o siamo ancora lontani?
I tre sindacati confederali hanno avviato con l’Associazione industriale bresciana un dialogo che considero particolarmente proficuo. Questa discussione, infatti, può essere utile per favorire relazioni industriali avanzate e individuare insieme soluzioni per le situazioni critiche. La discussione generale è il presupposto per avviare confronti concreti sui luoghi di lavoro: da sempre, infatti, la Cisl ritiene fondamentale la contrattazione aziendale o di secondo livello. Sia a livello provinciale, sia nei singoli luoghi di lavoro, abbiamo tutte le carte per giocare la partita e tentare di vincerla.

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