Bonanni: la Cisl si batterà per più equità e per scelte più incisive sui costi della politica

Sulla manovra bis del Governo con le misure urgenti anti crisi sollecitate dalla Banca Centrale Europea dopo l’intervento sui mercati della stessa Bce per contrastare l’attacco speculativo contro l’Italia, il quotidiano “Il Messaggero” ha intervistato il Segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. È finita una battaglia, ma non la guerra – sintetizza il quotidiano della Capitale – perché la Cisl porterà avanti la mobilitazione per una maggiore equità fiscale, una più tangibile riduzione degli sperperi pubblici, più incisivi tagli ai costi della politica.

La manovra le piace?
«Dico che era necessario farla e farla presto. E per la verità devo riconoscere che è stata fatta presto».

Ed è seria e rigorosa come aveva chiesto?
«Per quanto riguarda il rigore, sarebbe stato necessario fare altre operazioni. Apprezziamo il fatto che le persone più deboli siano state risparmiate e che, per la prima volta, si vadano a prendere i soldi verso realtà mai toccate. Parlo delle aree di privilegio della politica, cioè delle amministrazioni, non dei singoli. Però vedo ancora goffaggine e indecisione. Per esempio, negli interventi su province e Comuni che avrebbero dovuto essere ancora più decisi».

Tipo?
«Bisognerebbe alzare a 500.000 il numero degli abitanti delle Province da eliminare. E poi bisognerebbe alzare il numero dei Comuni da aggregare».

A quale soglia?
«Concentrando i servizi dei Comuni che arrivano a trentamila abitanti».

E sulle municipalizzate, tutto ok?
«Per niente. Il governo ha mostrato molta indecisione o mancanza di volontà anche se è stato costretto a muoversi sotto il peso della critica dei cittadini. Sarebbe necessario creare dei consorzi regionali per raggiungere una economia di scala al fine di abbassare i costi e aumentare il controllo sulla politica. Oltre tutto si favorirebbe la nascita di azienda di grandi dimensioni come tutti si esercitano a chiedere da anni. Oggi, invece, abbiamo aziende piccole e senza alcun controllo, vero pascolo della politica».

Sulle pensioni non c’è stata la stangata annunciata?
«Voglio ricordare che sulla previdenza sono stati fatti vari interventi che hanno permesso di rendere stabile il sistema. Nuove misure sarebbero state incoerenti rispetto all’obiettivo di metterlo in sicurezza a sarebbe risultata una operazione tesa esclusivamente a fare cassa».

Cioè il governo ha fatto e il sindacato ha accettato solo ciò che era necessario fare, niente di più?
«Senta, per venti anni ci hanno riempito la testa dicendo che bisognava rendere stabile il sistema. Abbiamo realizzato tante di quelle riforme da renderlo il più stabile d’Europa, una eventuale manovra lo avrebbe solo minato».

Nel pubblico impiego, invece, gli interventi non sono così morbidi…
«Mi sembra che si continui a maramaldeggiare, pur di non toccare alcuni, cioè coloro che non hanno la ritenuta alla fonte. Sarebbe uno scandalo se i lavoratori autonomi rimanessero fuori dal contributo di solidarietà. Noi rivendicheremo con forza la necessità di far pagare anche chi non ha la ritenuta alla fonte, parlo di gente che dichiara al fisco meno dei propri dipendenti. Per questo bisogna legare il tutto ad una verifica dei beni mobiliari e immobiliari perché stabilire soglie di reddito senza legarle ad accertamenti sui beni, significa fare un lavoro inutile».

Ok, ma torniamo al pubblico impiego…
«C’è una filosofia di fondo che mi irrita e mi inquieta. E’ assurdo che si debba solo immaginare che lo Stato possa rifarsi sulle tredicesime dei dipendenti se gli amministratori locali non sono capaci di recuperare soldi da sprechi, inefficienze e ruberie. Be’ credo che questa è una norma che dovrà essere cambiata. Oltre tutto mi sembra pedagogicamente sbagliato che un cittadino debba avere un amministratore incapace e poi pagare al suo posto».

Le norma sul mercato del lavoro prevede una maggiore flessibilità, licenziamenti compresi…
«Il nostro obiettivo era quello di rafforzare la contrattazione aziendale e territoriale anche attraverso la decontribuzione e la detassazione e l’accordo interconfederale del 2009 e quello di un mese fa lo hanno confermato. L’indirizzo non è stato contrastato. Anzi viene valorizzato attraverso una norma di sostegno. L’autonomia delle parti è rispettata e ciò che esse stabiliscono a maggioranza ha piena legittimità. Lei dice licenziamenti, ma si potranno fare anche assunzioni e migliorare i salari. Ogni decisione sarà legata al pronunciamento della maggioranza dei lavoratori».

La mobilitazione che lei aveva annunciato nei giorni scorsi è confermata?
«Noi continueremo a mobilitarci sulla questione fiscale. Siamo riusciti a dimezzare la tracciabilità e chiediamo che sulla questione fiscale le altre misure annunciate vadano avanti. Ancora, continueremo a portare avanti le nostre iniziative di proposta e di protesta sul pubblico impiego, sulle municipalizzate, sugli assetti amministrativi degli enti locali».

Susanna Camusso ha minacciato lo sciopero generale e ha invitato Cisl e Uil a fare fronte comune rispetto a presunti attacchi del governo ai ceti più deboli.
«Susanna Camusso può decidere tutto ciò che vuole, tanto ormai è assolutamente evidente che lo fa ad uso interno della Cgil. Se avesse voluto promuovere un’azione di sciopero, insieme a Cisl e Uil, avrebbe dovuto aprire una discussione cauta, paziente, diplomaticamente efficace. Invece, mette in piazza ogni volta questioni che riguardano esclusivamente l’assetto interno della sua confederazione di cui, ovviamente, io non mi debbo farmi carico».

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