I lavoratori del Parco dello Stelvio scrivono al Presidente della Repubblica
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I lavoratori del Parco dello Stelvio scrivono al Presidente della Repubblica

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Pubblicato il 23 Luglio 2011

I tagli della Finanziaria rischiano di abbattersi come una scure sul posto dei 23 lavoratori stagionali del Parco nazionale dello Stelvio. La legge 122/2010 obbliga infatti il parco a una riduzione delle risorse destinate alle spese per le assunzioni dei dipendenti a tempo determinato (per una ricostruzione della vicenda  rimandiamo ad un approfondimento che cislbrescia.it ha pubblicato lo scorso giugno). E così dal  prossimo 1° agosto i 23 stagionali potrebbero trovarsi senza lavoro e hanno scritto al presidente della repubblica Giorgio Napolitano. “La burocrazia malata di questo paese sta mettendo a forte rischio la possibilità di proseguire al nostra stagione lavorativa – si legge nella lettera degli operai stagionali riniti nel Comitato lombardo – senza che vi sia una ragione sensata”. “Ogni anno lavoriamo per circa sei mesi e poi ci arrangiamo con altre attività – proseguono –. Ovviamente non chiediamo di essere garantiti attraverso forme di assistenzialismo: la montagna ci ha temprato e sappiamo affrontare i problemi a testa alta, con orgoglio”. A pochi giorni dalla scadenza del 1° agosto anche i sindacati di categoria Fai Cisl e Flai Cgil hanno scritto ai presidenti della provincia, della comunità montana e ai sindaci, per sollecitare un incontro urgente. “La questione è complessa e non può esaurirsi in una lettera – sottolinea Oliviero Sora, Segretario della Fai regionale che in accordo con la Fai bresciana segue i lavoratori forestali anche del nostro territorio -. Occorre incontrarsi subito ed evitare licenziamenti che provocherebbero gravi ricadute per i lavoratori, le loro famiglie e il territorio in cui vivono”. I sindacati rivendicano l’autonomia gestionale e finanziaria del Parco che, per la natura della sua costruzione, si differenzia dagli altri parchi nazionali. “La nota del ministero dell’Economia e delle Finanze lo impedisce – aggiunge Sora -. In poche parole, i soldi ci sono, di provenienza da Lombardia e provincie autonome, ma le spese per le assunzioni si devono tagliare”. (lombardia.cisl.it)