Apprendistato: intesa sulla riforma
TORNA INDIETRO

Apprendistato: intesa sulla riforma

2 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 11 Luglio 2011

Accordo tra imprese e sindacati sulla riforma dell’apprendistato. L’intesa è stata raggiunta oggi al termine di un incontro al ministero del Welfare. La base è il testo unico del 5 maggio e le Regioni avranno sei mesi di tempo per armonizzare le loro leggi con il testo unico: in questo modo si è superato un possibile contenzioso tra legge nazionale e quelle regionali.
La riforma prevede tre tipi di apprendistato. Il primo è quello chiamato del “diritto dovere” che è quell’apprendistato che avviene durante il ciclo di studi. Fino a oggi si poteva usufruirne fino ai 18 anni, mentre d’ora in poi il limite d’età è stato innalzato ai 25.
Il secondo è quello professionalizzante. Il testo unico prevede una riduzione della durata dagli attuali sei anni a tre. L’unico settore dove la durata sarà di cinque anni è il settore artigiano. È stata inoltre migliorata la formazione, che d’ora in poi verrà svolta in parte in azienda e per quaranta ore fuori. La contrattazione collettiva avrà un ruolo importante e potrà stabilire la durata minima dell’apprendistato che non potrà essere troppo corto o la possibilità che per assumere nuovi apprendisti si debba stabilizzare almeno il 70% di quelli precedenti. La contrattazione potrà anche decidere i profili professionali richiesti. Il terzo è l’apprendistato di alta formazione che interessa i praticanti delle professioni, i ricercatori, i lavori cosiddetti “intellettuali”.
È stata poi stabilita la creazione di una commissione al ministero del Lavoro che si occupi di concludere il repertorio dei profili professionali. Questa commissione dovrà utilizzare i dati ottenuti per orientare i corsi di formazione. Altro punto importante è la certificazione, verranno stabilite le regole per la certificazione dei periodi di apprendistato.
Infine verranno stabilite delle regole per evitare che dietro l’apprendistato si nasconda lavoro precario. Per far ciò si parificheranno i contributi pagati per gli apprendisti a quelli degli altri contratti. (ildiariodellavoro.it)