Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto sui rimpatri

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto legge 23 giugno 2011, n. 89 sulla libera circolazione dei cittadini comunitari e il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi irregolari. Il decreto legge, approvato dal Consiglio dei Ministri del 16 giugno, sarà sottoposto all’esame del Parlamento per la conversione entro sessanta giorni ma già da oggi è in vigore. Le principali novità in materia di libera circolazione e soggiorno dei cittadini Ue sono le seguenti:
– il requisito della disponibilità delle risorse economiche sufficienti al soggiorno non sarà più valutato in modo automatico, con riferimento al parametro dell’importo dell’assegno sociale, ma si dovrà fare riferimento alla situazione complessiva personale dell’interessato;
– ai familiari extracomunitari del cittadino dell’UE che fanno ingresso in Italia non sarà più richiesto il possesso del visto d’ingresso;
– ai fini dell’iscrizione anagrafica, la qualità di familiare del cittadino dell’Ue dovrà essere attestata da “un documento rilasciato dall’autorità competente del Paese di origine o provenienza che attesti la qualità di familiare e, qualora richiesto, di familiare a carico ovvero di membro del nucleo familiare ovvero familiare affetto da gravi problemi di salute, che richiedono l’assistenza personale del cittadino dell’Unione, titolare di un autonomo diritto di soggiorno”;
– i Comuni – essenzialmente – potranno effettuare la verifica della sussistenza delle condizioni ostative al soggiorno (onere eccessivo per il sistema di assistenza sociale dello Stato membro ospitante o pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica) solo in presenza di ragionevoli dubbi in ordine alla persistenza delle condizioni iniziali;
– la mancanza dei documenti attestanti il diritto di soggiorno “non costituisce condizione per l’esercizio di un diritto”.
Accanto a queste prime modifiche del decreto legislativo n. 30 del 2007 che valgono a migliorare il trattamento dei cittadini comunitari, così come previsto dalla direttiva del 2004, fino ad oggi solo parzialmente recepita, si collocano le nuove misure sull’allontanamento per cessazione delle condizioni che determinano il diritto di soggiorno. Il decreto legge stabilisce infatti che quando il cittadino Ue o il suo familiare sono allontanati dall’Italia con un provvedimento non coercitivo (in quanto la direttiva non lo consente) perché indigenti e ciò nonostante non adempiono all’obbligo di recarsi nel proprio Paese ma si trattengono in Italia oltre il termine fissato, senza aver provveduto alla presentazione al consolato italiano dell’attestazione di polizia, il prefetto “può adottare un provvedimento di allontanamento coattivo per motivi di ordine pubblico, ai sensi dell’articolo 20, immediatamente eseguito dal questore”.
Le principali novità relative al trattamento dei cittadini extracomunitari sono le seguenti:
– lo straniero “identificato durante i controlli della polizia di frontiera, in uscita dal territorio nazionale” non potrà essere espulso né denunciato per il reato di ingresso e soggiorno clandestino;
– l’espulsione con accompagnamento immediato alla frontiera è prevista nei soli casi di soggetti pericolosi, ovvero quando sussiste il rischio di fuga, quando la domanda di permesso di soggiorno è stata respinta in quanto manifestamente infondata o fraudolenta, quando lo straniero, senza un giustificato motivo, non abbia osservato il termine concesso per la partenza volontaria, ed infine quando abbia violato anche una delle misure imposte dal questore ed in tutte le ipotesi di espulsione disposta dal giudice;
– il rischio di fuga che autorizza l’accompagnamento immediato si configura quando lo straniero non è in possesso di passaporto o altro documento equipollente, in corso di validità; quando manca idonea documentazione atta a dimostrare la disponibilità di un alloggio ove possa essere agevolmente rintracciato; quando lo straniero ha in precedenza dichiarato o attestato falsamente le proprie generalità; quando non ha ottemperato ad uno dei provvedimenti emessi dal questore;
– quando non ricorrono le condizioni per l’accompagnamento immediato alla frontiera lo straniero può chiedere al prefetto la concessione di un periodo per la partenza volontaria, anche attraverso programmi di rimpatrio volontario ed assistito. In questi casi il prefetto intimerà lo straniero a lasciare volontariamente il territorio nazionale, entro un termine compreso tra 7 e 30 giorni, termine prorogabile in presenza di specifiche condizioni quali la durata del soggiorno, l’esistenza di minori che frequentano la scuola ovvero di altri legami familiari e sociali, nonché l’ammissione a programmi di rimpatrio volontario ed assistito. Tutto ciò a condizione che lo straniero lo chieda espressamente in quanto nel caso contrario l’espulsione è eseguita con l’accompagnamento immediato;
– quando è concesso un termine per la partenza volontaria, il questore dispone una o più delle seguenti misure: a) consegna del passaporto; b) obbligo di dimora; c) obbligo di presentazione, in giorni ed orari stabiliti, presso un ufficio della forza pubblica. Il provvedimento è sottoposto alla convalida del giudice di pace e le violazioni sono punite con la multa da 3.000 a 18.000 euro;
– lo straniero che osserva tutte le prescrizioni e abbandona il territorio italiano entro il termine può chiedere la revoca del divieto di ritorno in Italia;
– nei casi di espulsione immediata, qualora non sia possibile procedere all’allontanamento a causa della mancata cooperazione al rimpatrio del cittadino del Paese terzo interessato o di ritardi nell’ottenimento della necessaria documentazione dai Paesi terzi, è possibile disporre il trattenimento nei CIE fino ad un periodo massimo di 18 mesi;
– ove impossibile eseguire il trattenimento nei CIE il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni. La violazione dell’ordine, salvo che sussista il giustificato motivo, è punita con la multa da 6mila a 10mila euro, o da 10mila a 20mila o da 15mila a 30mila secondo la gravità della violazione.
Notevole la copertura finanziaria del decreto legge che prevede uno stanziamento di 136.824.813 euro in quattro anni per l’adeguamento dei CIE, anche attraverso la ristrutturazione di immobili demaniali. (immigrazioneoggi.it)

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