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Speciale 25 aprile / La lettera
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Speciale 25 aprile / La lettera

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Pubblicato il 25 Aprile 2011

“Torna il 25 aprile e cedo al dovere di ricordare”. Comincia così una “lettera al direttore” pubblicata ieri da Bresciaoggi. A firmarla è una lettrice speciale, Lina Tridenti Monchieri, che sulla Resistenza bresciana ha lavorato e scritto molto, animando con il marito Lino Monchieri tanta parte dell’attività del Centro bresciano dell’antifascismo e della Resistenza (l’immagine qui accanto è quella di una pubblicazione del Centro). Una lettera appassionata, un appello all’impegno, alla partecipazione, affinché il 25 aprile non diventi una data tra le altre. Ecco il testo.

“Torna il 25 aprile e cedo al dovere di ripetere quale grande lezione di libertà e democrazia è stata la Resistenza. Nell’attuale clima politico nasce la tentazione di non partecipare, di scegliere il silenzio. Sarebbe un tradimento verso i cari amici che non ci sono più.
Abbiamo un debito con quanti hanno lottato e sono morti per questo Paese, per il grande sogno della pace, della libertà, della giustizia. Sono i “ribelli per amore” contro la guerra fascista e contro l’invasione nazista, sono gli internati nei lager tedeschi che hanno detto “no” alle armi, non ambivano a privilegi, a poltrone, volevano un cambiamento di civiltà.
E adesso? La politica ridotta a scontro continuo, a interessi particolari tra scandali, corruzione, imbrogli, menzogne e invettive che si traducono in un grave immobilismo. C’è chi vuole ritornare indietro. Si respira una pericolosa aria di fascismo.
Nel diffuso degrado tutto sembra girare intorno alle smodate vicende di un premier inadeguato, disturbato dalle sue ossessioni. Così, si oscurano le eccellenze nazionali, le energie positive, le cose buone che ancora possono distinguerci.
Tra gli stati evoluti, grazie anche alla Resistenza, siamo una repubblica di tutto rispetto. Dobbiamo sentirci responsabili nei problemi e nelle scelte per riguadagnare un po’ d’orgoglio. Ci sono i nostri problemi italiani e ci sono urgenze che riguardano l’umanità.
E’ insensato isolarsi, chiudersi nel localismo quando la scienza e la tecnologia cambiano la realtà del pianeta. La globalizzazione, le informazioni mediatiche, la pressione migratoria incontenibile, le guerre, il neocolonialismo, le risorse energetiche, la difesa dell’ambiente, l’inquinamento… I grandi temi che riguardano tutti i paesi per una progettazione e possibile governabilità del futuro, capire è responsabilità soprattutto dei politici e i politici devono essere scelti tra i migliori.
Oggi molti si dichiarano sorpresi dai movimenti rivoluzionari scoppiati nel nord Africa, ma il passato insegna che dove ci sono oppressioni e ingiustizie, inevitabilmente ci sarà una lotta di liberazione. Questo per i popoli e anche per gli individui.
Per questo è nata la Resistenza, che prima di essere una rivoluzione armata è stata una consapevolezza, una rivolta morale, così è per l’emancipazione della donna e degli sfruttati. Quel “basta!” che nasce istintivo e travolgente in una realtà intollerabile durante la seconda guerra mondiale, quando eravamo alla distruzione totale, le prime a gridarlo pubblicamente furono le donne con la richiesta del latte e del pane.
E furono ancora le donne a trasgredire gli ordini di denunciare i militari in fuga dopo l’armistizio. Aprirono le case all’accoglienza e, nella miseria generale, offrirono cibo, indumenti e cure, rischiando la prigionia e la morte. Era l’Italia povera della straordinaria solidarietà che continuò per i mesi successivi della Resistenza. Quanto da conoscere e proporre, in questa ricca Europa, dove individualismo ed egoismo spengono scommesse ed opportunità. L’unificazione del Continente voluta soprattutto da italiani lungimiranti non doveva significare la cancellazione delle differenze, ma l’integrazione delle diversità.
Sarà compito dei giovani una politica estera che affermi i valori in cui crediamo, che diffonda la pace, la democrazia, i mercati aperti.
Dopo gli orrori della guerra si è proclamato il ripudio. Si combatte ancora, i governi spendono più in armamenti e strutture militari che in opere di giustizia e cultura per i cittadini. C’è molto da cambiare.
Ce ne deve importare, “la vita è bella” dice Benigni nella tragedia. Un autore francese ha scritto due libretti, bastano i titoli, il primo: “Indignatevi”, il secondo: “Impegnatevi”.

Lina Tridenti Monchieri