I bisogni abitativi reali sono ignorati mentre è abnorme l’offerta della casa per i ricchi
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I bisogni abitativi reali sono ignorati mentre è abnorme l’offerta della casa per i ricchi

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Pubblicato il 19 Gennaio 2011

In Lombardia si costruiscono case e si prevede ancora di costruirne per una domanda che non c’è. Con un eccesso di edilizia libera contro una offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente. È quanto emerso da un convegno del Sindacato inquilini della Cisl e della struttura sindacale regionale nel corso del quale sono stati presentati i risultati di una indagine sull’offerta e il fabbisogno d’abitazioni realizzata dal Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, sotto la direzione del professor Antonello Boatti.  La ricerca, in questa prima fase, ha preso in considerazione cinque province: Bergamo, Brescia, Como, Milano e Pavia, analizzando la situazione nei comuni capoluogo e nel resto del territorio, sia per quanto riguarda la situazione pregressa al 2008, sia per quella prevista dal 2009 al 2018. relativamente a edilizia sociale, convenzionata e libera. I dati non lasciano spazio a molti dubbi. Esiste un fabbisogno forte e crescente di edilizia sociale da destinare all’affitto, che ha la sua punta nella città di Milano, che da sola genera un fabbisogno irrisolto di edilizia sociale al 2018 di 223.575 vani e che per le cinque province prese nel loro insieme è di ben 767.450 vani. Questo, già detratta l’esigua offerta di 54.824 vani di edilizia sociale prevista tra il 2009 e il 2018. Di contro, si ha un eccesso di edilizia libera di 490.930 vani, risultato di un’offerta di ben 750.394 vani rispetto ad una domanda che, al 2018, si ferma a 259.463. Deficitaria anche l’offerta di edilizia convenzionata, che è stimata dai ricercatori del Politecnico in 348.983 vani contro un’offerta di 132.961, mancandone quindi 209.303. Lo studio evidenzia una storica marginalità dell’intervento pubblico nell’edilizia del nostro paese, stimato attorno al 4,5% del totale. Cifra che raggiunge il 34,6% nei Paesi Bassi, il 21% in Svezia, il 20% in Danimarca, il 17% in Francia, il 14,3% in Austria, l’8% in Irlanda, il 7% nel Belgio e il 6,5% in Germania. “Il 4,5% è assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale e convenzionata, considerato il livello degli affitti, soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane – ha sottolineato nella sua esposizione il professor Boatti -. Il fatto poi che progressivamente si provveda a smantellare i quartieri di edilizia popolare, privatizzandoli, accentua la forbice esistente”.