Lucchini: fuori i russi?
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Lucchini: fuori i russi?

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Pubblicato il 26 Gennaio 2010

L’acciaio Lucchini potrebbe cambiare padrone per la seconda volta in cinque anni. Severstal, il colosso siderurgico russo guidato dall’oligarca Alexei Mordashov, starebbe valutando la vendita della controllata italiana. L’indiscrezione è stata raccolta in ambienti finanziari dal quotidiano Vedomosti e ripreso dalla stampa nazionale. La vendita di Lucchini, precisa il giornale, è in linea con il piano Severstal di procedere al disinvestimento degli asset stranieri in perdita. La svolta, per il gruppo siderurgico russo, è venuta nel terzo trimestre 2009, con i primi segnali di ripresa “fragili ma incoraggianti” come li definì la società di Aleksej Mordashov. Vale a dire, un ritorno al profitto, limitato tuttavia alle attività russe. Per questo Severstal sarebbe in trattative con investitori stranieri interessati all’acquisizione dell’acciaieria italiana, ma non è chiaro quando potrebbe essere finalizzata l’operazione.

Il calo di redditività all’origine della decisione dei russi. La Serverstal è ormai da tempo alla guida della società italiana. Nel 2007 il gruppo guidato dall’intraprendete Mordashov ha acquistato un ulteriore 9% di Lucchini per 85,2 milioni, giungendo a controllare il 79,82% del capitale della società bresciana. Due anni prima il 20 aprile 2005 Severstal Group e Lucchini S.p.A annunciavano che il gruppo Severstal aveva concluso la acquisizione del 62% della società italiana. Nel 2008 il colosso russo ha realizzato il 15% dei propri utili grazie all’unità italiana. Con la crisi, la divisione europea del gruppo ha segnato però un sensibile deterioramento della redditività. Nei primi nove mesi del 2009 gli utili in particolare della Lucchini sono scesi a 1,2 miliardi di dollari, rispetto ai 3,3 miliardi dello stesso periodo del 2008.

Per compratori si guarda alla Cina. La società italiana è organizzata in due divisioni la Lucchini Piombino (Livorno) e Lucchini Ascometal (Les Dunes, in Francia). Dal bilancio del gruppo russo risultava che a fine 2008 alle due unità facessero capo, rispettivamente, 3.327 e 2.882 dipendenti. Non è chiaro quali potrebbero essere gli investitori interessati all’acquisizione della Lucchini. L’ipotesi che nella partita entri in gioco un nome italiano, è legata più che altro a un eventuale intervento della politica a salvaguardia delle acciaierie di Piombino. Fonti del settore indicano piuttosto in Cina un’industria siderurgica fiorente e la presenza di gruppi con la liquidità e l’interesse a sbarcare in Europa e in Italia. Sembrerebbe invece difficile pensare a un ritorno della famiglia fondatrice, che ne aveva ceduto il controllo cinque anni fa, anche perchè gli ultimi segnali vanno nella direzione opposta. Nell’aprile del 2007 la famiglia bresciana ha ad esempio riacquistato il 100% della Lucchini Sidermeccanica (oggi Lucchini RS) pagandola con parte della propria quota nel gruppo siderurgico e scendendo alla partecipazione attuale del 20,18%.

L’allarme dei sindacati. Da Piombino, intanto, nessuno conferma. Contattata dall’Apcom, la società si è limitata a precisare: “Non siamo in grado di confermare le voci di mercato” giunte da Mosca. I sindacati si sono comunque allarmati e hanno chiesto subito un incontro con i manager della Lucchini. A ottobre dello scorso anno Mordashov aveva visitato gli impianti italiani, accompagnato dal suo staff. Una visita di due giorni senza clamori, tutta dedicata a incontri con i top manager dell’azienda e con i responsabili dei vari settori dello stabilimento piombinese. In una fase delicata per l’economia, l’arrivo del numero uno del gruppo aveva suscitato qualche timore fra i dipendenti. Ma anche allora qualsiasi allarme era stato smentito. Lucchini produce acciai di alta qualità e prodotti lunghi in Italia e Francia ed ha una rete di distribuzione europea. I suoi mercati includono l’automotive ed il settore ferroviario. Severstal acquistò la quota addizionale di Lucchini attraverso la Upcroft, sua controllata al 100%.

Ester Crea da www.conquistedellavoro.it