Enzo Torri alla guida della Cisl di Brescia

Lo ha eletto martedì 23 novembre il Consiglio generale dell’organizzazione. Cinquantotto anni – operaio metalmeccanico, impegnato a tempo pieno nel sindacato dal 1980, dirigente Fim, Filta e Femca – Torri (al centro nella fotografia) succede a Renato Zaltieri che è stato Segretario generale della Ust di Brescia per dodici anni e che è giunto al termine della sua esperienza sindacale. Completano la nuova Segreteria Giovanna Mantelli e Paolo Reboni.

In allegato:

Riapriremo il 23 agosto

Pausa di due settimane, quelli centrali di agosto, per la Cisl bresciana.

Tutti gli sportelli dei servizi Cisl per iscritti e cittadini (Patronato, Servizio fiscale, Associazione consumatori, Sportello Stranieri, Centro Assistenza lavoro familiare, Ufficio Vertenze) riprenderenno regolarmente a partire da lunedì 23 Agosto.

Gratitudine e commozione: il ricordo della Cisl per Carlo Albini

Commozione e gratitudine. La Cisl ha accolto così la notizia della morte di Carlo Albini, figura importante della storia del sindacato a Brescia e della Cisl in particolare. “Albini – ha scritto Renato Zaltieri nella comunicazione al gruppo dirigente – è stato il protagonista di una straordinaria stagione alla quale tutti siamo debitori”. Tra la fine della seconda guerra mondiale ed il 1948, Albini è stato testimone e attore di una fase che ha delineato per lungo tempo le dinamiche politiche e sociali della realtà bresciana. “Indicato nel 1945 quale primo segretario della nascente Associazione Cristiana Lavoratori Italiani è contemporaneamente anche vicesegretario della Democrazia Cristiana – ha scritto ancora Zaltieri – Carlo Albini ha vissuto in prima persona le difficoltà di impostazione e di rapporto tra le componenti socialcomunista e quella cristiana all’interno della Camera del Lavoro di Brescia, sfociata nell’abbandono dell’esperienza unitaria da parte dei sindacalisti cristiani. Quando, il 10 ottobre del 1948, venne ufficialmente costituita a Brescia l’Unione Provinciale dei Sindacati Liberi, con la sigla di LCGIL, a guidare la nuova organizzazione, che due anni dopo avrebbe preso il nome CISL, venne chiamato Angelo Gitti, e come vicesegretario venne eletto Carlo Albini”. Guardando le fotografie dell’epoca colpisce soprattutto il volto sereno e consapevole di Albini: “Una serenità – commenta Zaltieri – che sicuramente gli derivava dall’entusiasmo della giovane età ma anche dal sentirsi parte di un grande idea, di un grande progetto, di una grande speranza; e poi la consapevolezza, che era il risultato del prendere le cose sul serio e del fare tutto con il massimo impegno”.

“Carlo Albini è morto proprio mentre va a completarsi un lavoro di ricostruzione storica sulla Cisl bresciana che sarà presentato a giugno nelle manifestazioni per il 60° della nostra organizzazione – conclude Zaltieri – Abbiamo il rammarico, proprio perché da diversi mesi Carlo Albini non stava bene, di non avere potuto raccogliere e fermato sulla carta i suoi ricordi e i suoi pensieri. Certamente lo faremo con altre sue testimonianze che negli anni ci ha lasciato, e sarà per noi un’altra occasione di dirgli pubblicamente il nostro grazie e il nostro affetto”.

Cambiamo il fisco insieme

In occasione della “Giornata nazionale per un sistema fiscale più equo”, il giorno 27 febbraio, presso la sede della Cisl di Brescia, in Via Altopiano d’Asiago 3, avrà luogo l’iniziativa “Cambiamo il fisco insieme”. I lavori avranno inizio alle ore 9.30 col seguente programma: apertura di Renato Zaltieri, segretario generale Cisl di Brescia; relazione introduttiva di Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia; dibattito; conclusioni di Anna Maria Furlan, segretario confederale Cisl nazionale. Coordina i lavori Roberto Benaglia, segretario  regionale Cisl Lombardia. In contemporanea con l’incontro, per tutta la mattinata di sabato, sarà allestito un presidio informativo sui temi fiscali e di raccolta firme in Piazza della Vittoria, a Brescia.

Scarica il volantino della giornata.

Giovedì 25 febbraio a Chiari: istituzioni, imprese e sindacato a confronto

Franco Claretti, presidente della Conferenza dei Sindaci del Distretto; Bruno Bertoli, responsabile delle relazioni sindacali dell’Aib; Elena Besozzi, direttore del Centro Interuniversitario di Ricerca sulle Migrazioni di Brescia, Renato Zaltieri, segretario generale della Cisl bresciana. Sono i protagonisti della tavola rotonda su immigrazione, lavoro e cittadinanza che avrà luogo a Chiari giovedì 25 febbraio alle ore 20,30 nel Salone Marchetti di via Ospedale Vecchio.

Si tratta del primo di una serie di incontri sul territorio programmati dalla Cisl per riaffermare l’impegno del sindacato contro il razzismo e l’intolleranza, per l’integrazione, la dignità della persona e una cultura dell’accoglienza.

Ad introdurre l’incontro, coordinato dal giornalista Enrico Mirani, sarà Giovanna Mantelli che per la segreteria della Cisl segue in modo particolare le problematiche di immigrazione e lavoro.

Chiude la Standa di via Verdi

La centralissima filiale della Standa di via Verdi in città, gestita in franchising dalla società Sunshine, chiuderà i battenti il 30 gennaio 2010. La Fisascat Cisl, che è il sindacato maggiormente rappresentativo, ne ha avuto comunicazione oggi.

Nel 2006 la Standa aveva ceduto in franchising, nell’ambito di un programma di riorganizzazione,  la Filiale di Via Verdi alla Società Sunshine nata da due ex dipendenti Standa che hanno cercato di portare avanti il Punto Vendita che all’epoca contava 14 dipendenti  e con promesse di fatturato che nel tempo non si sono mantenute non solo a seguito della pessima congiuntura economica ma aggravati anche dai lavori di realizzazione della Metropolitana.

La società Sunshine  a fronte del continuo calo di fatturato ha “gettato la spugna” dichiarando un esubero di 8 dipendenti e la  chiusura del Punto Vendita.

Proprio per la sua struttura il Punto Vendita di Via Verdi era diventato negli anni un negozio di vicinato, luogo di socialità e punto di riferimento e di incontro di tanti anziani del centro città.

La Fisascat Cisl nell’esprimere forte preoccupazione per questo fatto si già attivata per ricercare tutte le soluzioni potabili tra cui l’immediato utilizzo di ammortizzatori sociali. Sull’altro versante si è attivato un percorso di confronto con la Direzione Standa affinché le lavoratrici sino assorbite in future aperture sul territorio bresciano.

27 gennaio. Giorno della memoria

Il ventisette gennaio del 1945 venivano aperti i cancelli di Auschwitz, il più grande dei campi di sterminio nazista, svelando al mondo l’immane tragedia consumata dal nazismo. Da diversi anni anche in Italia il 27 gennaio è “Giorno della Memoria”, un’occasione per ricordare e riflettere, per contrastare ogni forma di razzismo e di intolleranza, per sostenere la pace e la giustizia nel mondo.

Cgil Cisl e Uil, insieme a molte altre realtà associative bresciane, deporranno a mezzogiorno una corona di fiori al monumento dei deportati che sorge in Piazzale Cremona, mentre alle 17,30 ci sarà una fiaccolata da Borgo Trento ai giardini di via Veneto dove c’è un altro monumento a ricordo dei Caduti nei lager.

Leggi il volantino e il programma della giornata.

Haiti: la solidarietà dei lavoratori

Confindustria e le segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di assumere un’iniziativa congiunta in aiuto delle popolazioni colpite dal catastrofico sisma che si è abbattuto sui territori della Repubblica di Haiti, in particolare sulla città di Port au Prince. Come già realizzato in occasione di altre calamità naturali, Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, hanno raggiunto un accordo per favorire la raccolta di contributi volontari pari a 1 ora di lavoro da parte dei lavoratori e un contributo equivalente da parte delle imprese. I versamenti, raccolti nell’arco dei prossimi 4 mesi, confluiranno in un fondo che verrà utilizzato per affrontare i gravi problemi relativi alla ricostruzione. Le precedenti iniziative congiunte hanno consentito di impiegare oltre 2 milioni di euro per interventi volti a favorire la ripresa economica, il lavoro e l’occupazione in alcune zone del Sud-Est asiatico colpite dallo tsunami nel dicembre 2004, mentre a breve sarà definita la destinazione dei 7 milioni e 300mila euro raccolti a favore delle popolazioni dell’Abruzzo.

(www.lombardia.cisl.it)

Lucchini: fuori i russi?

L’acciaio Lucchini potrebbe cambiare padrone per la seconda volta in cinque anni. Severstal, il colosso siderurgico russo guidato dall’oligarca Alexei Mordashov, starebbe valutando la vendita della controllata italiana. L’indiscrezione è stata raccolta in ambienti finanziari dal quotidiano Vedomosti e ripreso dalla stampa nazionale. La vendita di Lucchini, precisa il giornale, è in linea con il piano Severstal di procedere al disinvestimento degli asset stranieri in perdita. La svolta, per il gruppo siderurgico russo, è venuta nel terzo trimestre 2009, con i primi segnali di ripresa “fragili ma incoraggianti” come li definì la società di Aleksej Mordashov. Vale a dire, un ritorno al profitto, limitato tuttavia alle attività russe. Per questo Severstal sarebbe in trattative con investitori stranieri interessati all’acquisizione dell’acciaieria italiana, ma non è chiaro quando potrebbe essere finalizzata l’operazione.

Il calo di redditività all’origine della decisione dei russi. La Serverstal è ormai da tempo alla guida della società italiana. Nel 2007 il gruppo guidato dall’intraprendete Mordashov ha acquistato un ulteriore 9% di Lucchini per 85,2 milioni, giungendo a controllare il 79,82% del capitale della società bresciana. Due anni prima il 20 aprile 2005 Severstal Group e Lucchini S.p.A annunciavano che il gruppo Severstal aveva concluso la acquisizione del 62% della società italiana. Nel 2008 il colosso russo ha realizzato il 15% dei propri utili grazie all’unità italiana. Con la crisi, la divisione europea del gruppo ha segnato però un sensibile deterioramento della redditività. Nei primi nove mesi del 2009 gli utili in particolare della Lucchini sono scesi a 1,2 miliardi di dollari, rispetto ai 3,3 miliardi dello stesso periodo del 2008.

Per compratori si guarda alla Cina. La società italiana è organizzata in due divisioni la Lucchini Piombino (Livorno) e Lucchini Ascometal (Les Dunes, in Francia). Dal bilancio del gruppo russo risultava che a fine 2008 alle due unità facessero capo, rispettivamente, 3.327 e 2.882 dipendenti. Non è chiaro quali potrebbero essere gli investitori interessati all’acquisizione della Lucchini. L’ipotesi che nella partita entri in gioco un nome italiano, è legata più che altro a un eventuale intervento della politica a salvaguardia delle acciaierie di Piombino. Fonti del settore indicano piuttosto in Cina un’industria siderurgica fiorente e la presenza di gruppi con la liquidità e l’interesse a sbarcare in Europa e in Italia. Sembrerebbe invece difficile pensare a un ritorno della famiglia fondatrice, che ne aveva ceduto il controllo cinque anni fa, anche perchè gli ultimi segnali vanno nella direzione opposta. Nell’aprile del 2007 la famiglia bresciana ha ad esempio riacquistato il 100% della Lucchini Sidermeccanica (oggi Lucchini RS) pagandola con parte della propria quota nel gruppo siderurgico e scendendo alla partecipazione attuale del 20,18%.

L’allarme dei sindacati. Da Piombino, intanto, nessuno conferma. Contattata dall’Apcom, la società si è limitata a precisare: “Non siamo in grado di confermare le voci di mercato” giunte da Mosca. I sindacati si sono comunque allarmati e hanno chiesto subito un incontro con i manager della Lucchini. A ottobre dello scorso anno Mordashov aveva visitato gli impianti italiani, accompagnato dal suo staff. Una visita di due giorni senza clamori, tutta dedicata a incontri con i top manager dell’azienda e con i responsabili dei vari settori dello stabilimento piombinese. In una fase delicata per l’economia, l’arrivo del numero uno del gruppo aveva suscitato qualche timore fra i dipendenti. Ma anche allora qualsiasi allarme era stato smentito. Lucchini produce acciai di alta qualità e prodotti lunghi in Italia e Francia ed ha una rete di distribuzione europea. I suoi mercati includono l’automotive ed il settore ferroviario. Severstal acquistò la quota addizionale di Lucchini attraverso la Upcroft, sua controllata al 100%.

Ester Crea da www.conquistedellavoro.it

La crisi ha causato 52.000 licenziamenti nel 2009

In Lombardia nel 2009 sono stati 52.221 i lavoratori licenziati, quasi il doppio di quelli dell’anno precedente (27.889). E’ quanto emerge dai dati riassuntivi sull’iscrizione alle liste di mobilità, elaborati dalla Cisl Lombardia . La situazione più grave riguarda le iscrizioni alle liste 236, riferite a lavoratori licenziati da imprese con meno di 16 dipendenti e che percepiscono esclusivamente l’indennità ordinaria di disoccupazione, quando ne hanno i requisiti. Gli iscritti nel 2009 sono 32.794, contro i 14.125 del 2008. Anche il rapporto tra iscritti nelle liste 236 e iscritti nelle liste 223, che comprendono lavoratori licenziati da imprese con più di 15 dipendenti che, prevalentemente, beneficiano dell’indennità di mobilità, è peggiorato a sfavore dei primi. Nel 2008 era pari a 1,03, nel 2009 è salito a 1,696. Si conferma che, nella crisi, i licenziamenti riguardano maggiormente i lavoratori delle piccole imprese. Questo rapporto, nei diversi mesi, è leggermente migliorato. Si passa, infatti, da 1,83 del primo trimestre, a 1,654 del 4°. Un miglioramento del trend (non dei numeri assoluti) da attribuirsi molto probabilmente al maggiore utilizzo della cassa in deroga anche nelle micro aziende. (www.lombardia.cisl.it)