Welfare aziendale: la nuova sfida Fim
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Welfare aziendale: la nuova sfida Fim

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Pubblicato il 20 Febbraio 2009

Innovazione e cambiamento. Due temi tradizionalmente «aziendali», che per una volta vengono utilizzati dal sindacato. La Fim Cisl bresciana, da ieri in congresso al President di Castelmella, guarda al futuro mettendo sul tavolo del dibattito politico-sindacale argomenti in grado di cambiare lo scenario, in particolare nella rilevanza e nella consistenza degli accordi aziendali (il cosiddetto «secondo livello»). Al tavolo, presieduto da Moustapha Fall, erano presenti la segreteria Fim bresciana al completo guidata da Laura Valgiovio, con Alessandra Damiani, Luigi Castrezzati e Giuseppe Bazzoli, i segretari Luigi Dedei (regionale) e Antonio Sansone (nazionale), oltre al segretario generale della Cisl bresciana Renato Zaltieri.

«SIAMO ANCORA in un modello sindacale – sostiene il segretario generale della Fim di Brescia, Laura Valgiovio – dove la maggioranza delle piattaforme è di fatto una fotocopia delle precedenti e, realizzate le prime, queste determinano le successive». Ma per la leader dei meccanici di via Altipiano d’Asiago non basta: «Ci troviamo a gestire una rincorsa agli ammortizzatori sociali, privi di strumenti derivanti dalla contrattazione aziendale, con garanzie e percorsi già definiti, che ci consentirebbero un approccio meno subordinato alla situazione». Le proposte sono chiare e mirano ad inserire nuovi contenuti nei temi da porre ai tavoli delle trattative di secondo livello. Questioni di merito in grado di definire oltre che un nuovo approccio anche un approdo in grado di arricchire i contenuti andando oltre la mera «integrazione» del salario a fine mese.

Le idee: «Destinazione di parte del salario ai momenti di difficoltà, utilizzo degli orari in modo da garantire un minor ricorso alla Cig, maggiori tutele per i lavoratori atipici, accordi nelle singole aziende e con le banche a sostegno dei lavoratori più in difficoltà. Una sorta di Welfare aziendale che determini garanzie permanenti». Alla base della proposta di Laura Valgiovio una visione critica del recente passato: «Il contratto del 2008 non ha, di fatto, dato risposte definitive al lavoro come valore centrale in tutti i suoi aspetti. Il salario senza ombra di dubbio è una parte fondamentale e l’obiettivo ma non può essere l’esclusività. La priorità è il lavoro, il suo futuro, le sue condizioni. Di questo dovremo sempre più preoccuparci, perché il contratto è per chi un lavoro ce l’ha e non per chi ne è escluso». Per i meccanici Fim, quindi è determinante evitare di fare «il pendolo», andando a chiedere tanto in momenti di vacche grasse, accontentandosi in periodi di recessione. La strategia è di più ampio respiro.

MA IL RINNOVAMENTO della Fim non è solo sul terreno contrattuale, guarda anche all’interno «per una Cisl bresciana più forte». Valgiovio rivendica l’autonomia, come già fece nel giorno del suo insediamento in qualità di leader Fim, e rilancia: «Siamo interessati a costruire un serio, leale confronto nella chiarezza e nella trasparenza su un possibile riassetto organizzativo, valorizzando gli aspetti positivi e ricercando convergenze sugli aspetti critici. Per questo proponiamo di riprendere le note proposte dalla segreteria Fim nel giugno 2008 alla commissione organizzativa individuata dall’esecutivo Ust quale contributo alla discussione».

Nell’ultimo anno la Fim ha aggiunto alla struttura tre operatori politici: Daniela Pedrali, Michele D’Adriano e Hocine El Merakeb ed una operatrice tecnica, Loredana Righetti, che ha rafforzato la categoria. Un rinnovamento che secondo gli intenti di Valgiovio, deve andare oltre: «Vogliamo sperimentare – ha proposto il leader nella relazione di ieri – un centro di studio per ampliare il confronto, l’approfondimento culturale, sociale, il ruolo negoziale, che permetta di correggere, ampliare, modificare e crescere i nostri parametri di riferimento».

L’UNITÀ rimane tuttavia lontana, così come più difficile pare il dialogo con una parte del mondo sindacale. Alle assise Fim erano presenti la Fismic, con il segretario provinciale Alessandro Conti (che ha sottolineato la sua vicinanza a molte posizioni Fim) e la Uilm, attraverso il leader Martino Amadio, che si è soffermato sul tema della democrazia rappresentativa: «sventolata pretestuosamente dalla Cgil che la utilizza in maniera strumentale con funzione contestativa». Assenti sia la Fiom, pure invitati dalla segreteria Fim, che l’Associazione industriale bresciana. (www.bresciaoggi.it)