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Trasporti in crisi. La Fit lancia la sfida
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Trasporti in crisi. La Fit lancia la sfida

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Pubblicato il 17 Febbraio 2009

La crisi finanziaria non risparmia il settore del trasporto merci. Un quadro, allarmante, rilanciato durante il primo congresso della Fit-Cisl di Brescia-Sebino Vallecamonica (Federazione Italiana Trasporti), organizzato ieri nell’auditorium della sede cittadina del sindacato di via Altipiano d’Asiago. E i numeri della difficoltà sono impressionanti: soltanto negli ultimi 4 mesi spicca un +500% di ricorso alla Cassa integrazione per un settore che, prima, non aveva mai conosciuto lo spauracchio del calo occupazionale.

Una situazione evidenziata ai delegati dal segretario generale della Fit, Primo Sartori, confermato al termine dei lavori per altri due anni al vertice del sindacato. Fiducia rinnovata anche anche al segretario aggiunto, Mauro Scalvini, e al componente di segreteria, Roberto Polini. “Siamo davvero molto preoccupati – ha spiegato Sartori -. La crisi sta colpendo duramente il settore autotrasporti, che mai, fino ad oggi, aveva dovuto fare i conti con la recessione. Purtroppo ora deve fare i conti con una forte diminuzione delle richieste di trasporto su gomma, ma anche su ferro, con situazioni bizzarre, come quella degli esuberi tra i macchinisti merci di Trenitalia: secondo l’azienda – ha aggiunto – non possono essere destinati al trasporto persone, settore nel quale, invece, gli organici sono carenti”. Anche alla luce di questa situazione la Fit-Cisl di Brescia sta spingendo per la creazione di un “osservatorio sul settore trasporti da attuare in collaborazione proficua con la Provincia – ha annunciato Sartori -: un nuovo organo di controllo che vigili sulla situazione occupazionale ed economica”.

Obiettivo sulla crisi ma non solo, considerato che le sfide per il settore trasporti bresciano non mancano. Iniziando da A2A. “Con la multiutility stiamo cercando nuove forme di dialogo – ha spiegato Sartori -, attraverso tavoli di trattativa che coinvolgano Brescia, Milano, Bergamo e Varese. Quel che ci sta a cuore è il livello occupazionale del settore ecologia: siamo disposti a concedere maggiore flessibilità se l’azienda si impegnerà a non esternalizzare il lavoro”. Ma non è tutto. Alla voce occasioni sprecate, non poteva mancare una citazione per l’aeroporto di Montichiari. “È vero che l’Italia sta vivendo una crisi senza precedenti per il comparto aereo e il sistema aeroportuale – ha concluso Primo Sartori -, ma l’unico scalo bresciano non è mai riuscito a decollare per le forti divergenze tra la politica e l’imprenditoria. Credo sia giunto il momento di fare chiarezza fino in fondo e decidere concretamente se si intende dare un futuro a Montichiari”. (www.bresciaoggi.it)