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“Donne e lavoro” al Liceo Calini
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“Donne e lavoro” al Liceo Calini

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Pubblicato il 20 Gennaio 2009

All’inizio sguardi stupiti, quasi increduli. Ma poi curiosità e grande attenzione. È la sintesi di una “lezione” sui generis svolta nei giorni scorsi al Liceo Scientifico Calini. Protagonisti sono stati i giovani di due classi terze che hanno approfondito alcuni aspetti della storia del lavoro femminile a Brescia nella prima metà del Novecento. A proporre l’incontro è stata la Cisl bresciana e la Federazione dei Pensionati del sindacato di via Altipiano d’Asiago. Lo spunto sono stati un libro di interviste intitolato “Si imparava a lavorare in silenzio”, ed una mostra fotografica che come titolo ha invece una espressione ricorrente delle testimonianze raccontate nel volume: “E la paga la dava in famiglia”. Ad introdurre questa singolare occasione di incontro-confronto tra generazioni sono stati il preside del Calini, prof. Gaetano Cinque, e la professoressa Laura Forcella che hanno sostenuto con convinzione l’iniziativa. Fernanda Del Basso, a nome del gruppo donne impegnate nel sindacato dei Pensionati della Cisl, e Gippo Comini, uno degli autori del volume, hanno spiegato ragioni e obiettivi della pubblicazione: il bisogno di non smarrire la memoria di una dimensione cosi importante della storia del lavoro, con lo straordinario contributo fornito dalle donne alla ricostruzione sociale ed economica del nostro Paese. “Sono i racconti di chi ha lavorato nelle filande, nei cotonifici e negli oleifici – ha spiegato il prof. Comini – di donne che hanno fatto le cameriere, donne alle prese, ieri come oggi, con il lavoro in fabbrica e poi quello in famiglia, non meno impegnativo”.

Di grande significato e di forte impatto emotivo il racconto in diretta fatto ai giovani studenti del Calini da Elda Cipriani una delle testimoni della condizione lavorativa femminile a Brescia di mezzo secolo fa: “S’imparava a lavorare in silenzio – ha raccontato – perché era inconcepibile lamentarsi o mettere in discussione qualche comando impartito. Ma sentivamo il peso delle condizioni di precarietà in cui lavoravamo, delle disuguaglianze, a cominciare da quelle salariali, delle discriminazioni e delle arroganze del padrone”.

Straordinariamente efficace a completamento del racconto sono state le immagini della mostra fotografica allestita nell’Aula Magna del Liceo: una galleria di volti, di situazioni, di fatiche che hanno catturato l’interesse dei giovani liceali suscitando domande e commenti. “Il libro e la mostra – ha detto a chiusura della mattinata Giovanna Mantelli, componente della Segreteria della Cisl bresciana – sono anche un omaggio e un segno di riconoscenza a tutte le donne che hanno lottato perché anche noi avessimo condizioni di lavoro e quindi di vita migliori, pagando anche di persona. Mutata la società, migliorate tutele e garanzie, oggi il rapporto donne-lavoro è ancora segnato da molti ostacoli. Strette tra le esigenze del lavoro e i bisogni della famiglia, la carenza di servizi di sostegno, i nuovi impegni di cura delle persone anziane, oltre che alle prese con stipendi e pensioni bassi e ruoli dirigenziali ridotti all’osso, le donne di oggi forse faticano meno ma scontano un livello di stress molto più alto delle loro nonne e zie”.

Riflettere sul passato aiuta dunque a ragionare sul presente, favorendo, a partire dalla scuola, la crescita di una cultura e di una sensibilità per la realizzazione di pari opportunità e pari dignità per le donne, nel lavoro e nella società.

L’iniziativa sarà ripetuta nei prossimi mesi in altre scuole superiori di città e provincia.