La flessibilità non deve diventare precarietà
TORNA INDIETRO

La flessibilità non deve diventare precarietà

2 min per leggere questo articolo

Pubblicato il 30 Novembre 2007

È in corso nella sede delle Acli provinciali di Brescia un convegno promosso dall’Associazione in collaborazione con la Cisl. “Il lavoro precario a Brescia” è il titolo del convegno organizzato per presentare i risultati di una indagine sul lavoro atipico.

Introducendo i lavori, il Segretario generale della Cisl di Brescia ha sottolineato come Il precariato non sia un universo omogeneo. È una moltitudine di differenze, di percorsi singolarizzati”. Da qui le difficoltà, anche del sindacato, di dare risposte e di farsi carico di questa moltitudine di differenze. “Lavorare dentro questa esperienza di confine – ha detto ancora Zaltieri – è quello che, a diverso titolo tutti gli attori sociali stanno facendo. Con una difficoltà in più, che è quella di non cadere nella trappola che vorrebbe associare la flessibilità del lavoro alla precarizzazione. Cosi come diciamo che il lavoro flessibile non può sistematicamente essere trasformato in lavoro precario dobbiamo avere la forza e la coerenza di dire che una certa flessibilizzazione del lavoro è necessaria sia all’occupazione che allo sviluppo”. Secondo le rilevazioni statistiche più recenti in Italia l’87% dell’occupazione è stabile mentre  il 13% è frutto del lavoro atipico. È un dato inferiore a quello che si registra in Francia, Spagna o Germania. “Ma noi sappiamo bene – ha concluso Zaltieri – che quel 13% è quasi per intero composto da giovani lavoratori con ricadute importanti sul presente (la difficoltà a fare progetti a lungo termine, il rinvio delle scelte legate alla nascita di una famiglia, alla genitorialità, alla casa; livelli di consumo molto bassi, difficoltà ad accedere al credito e molto altro ancora) e ricadute non sufficientemente ponderate sul futuro (cosa succederà quando questi lavoratori arriveranno all’età della pensione?). I dati della ricerca sul lavoro precario a Brescia non possono che aiutarci a capire ancora di più e meglio questa realtà, verificando, ciascuno per il proprio ruolo e per le proprie responsabilità, come intervenire più efficacemente per coniugare le esigenze della flessibilità del lavoro e della produttività del nostro sistema economico con quelle della sicurezza e della stabilità dei lavoratori”.

Documenti utili: