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Italiane, meno occupate ma meglio pagate
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Italiane, meno occupate ma meglio pagate

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Pubblicato il 24 Luglio 2007

Donne al lavoro. La Commissione europea bacchetta gli Stati membri e torna alla carica raccomandando un’inversione di tendenza nelle disuguaglianze salariali tra uomini e donne ancora esistenti nei Ventisette. E lo fa con una comunicazione che sarà approvata giovedì dall’eurogoverno e presentata dal commissario europeo alle pari opportunità Vladimir Spidla: “Le ragazze, a scuola, ottengono migliori risultati dei ragazzi – commenta – sono in maggior numero ad entrare nel mondo del lavoro con un diploma universitario in tasca, ma subiscono un divario salariale del 15%. Si tratta di una situazione assurda che va assolutamente cambiata”.

I casi più macroscopici di differenze salariali sono segnalati in Estonia (25%), Slovacchia (24%) e Germania (22%). L’Italia in questo caso si posiziona bene, con una differenza di salario intorno al 9%, tra le più basse dell’Unione. Dalle stesse tabelle emergono però alcuni elementi che possono rinforzare questa tendenza. A cominciare dal fatto che le donne sono assolutamente preponderanti rispetto agli uomini nel far ricorso al part time, o anche il fatto che, tra gli studi universitari, prediligono la pedagogia, il sociale, gli studi umanistici, mentre sono al minimo in ingegneria, matematica ed informatica.

Per il tasso di occupazione delle donne, l’Italia si colloca al penultimo posto, davanti solo all’isola di Malta. I paesi nordici sono invece i più virtuosi. Non è solo un problema di una stessa remunerazione per uno stesso lavoro, i fattori all’origine delle differenze, osserva l’esecutivo Ue, comprendono anche la minore valorizzazione delle professionalità, discriminazioni sul mercato del lavoro e difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata che per le donne si traduce in un grande ricorso al part-time.

Le donne europee però brillano negli studi, dove sono il 59% tra i diplomati universitari. Ma le carriere in gonnella rendono di meno, sono più frammentate e finiscono prima per colpa delle responsabilità familiari. A determinare lo scarto salariale, anche la natura dell’occupazione: le donne manager sono il 32% del totale, contro il 68% maschile e più in generale è il settore finanziario a registrare il divario maggiore tra i due sessi in relazione agli stipendi percepiti. Dai dati della relazione si vede come sia ristretto anche il numero delle professioni al femminile: quattro donne su dieci in Europa lavorano nei settori della sanità, dell’educazione e della pubblica amministrazione contro il 20% degli uomini. Per non parlare della faccende domestiche. In Italia una donna vi dedica ben 16 ore a settimana, mentre i maschietti solo 2. Ma il trend è simile in tutta l’Unione. (www.corriere.it)