Statali: rinvio negoziato. Sciopero confermato
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Statali: rinvio negoziato. Sciopero confermato

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Pubblicato il 17 Maggio 2007

Nulla di fatto nella prima riunione tra l’Aran e i sindacati che doveva segnare l’apertura della nuova stagione contrattuale nel pubblico impiego. L’agenzia, che tratta per conto del Governo, ha chiesto alla controparte un aggiornamento del negoziato a venerdì prossimo spiegando che l’Esecutivo sta ultimando alcune verifiche tecniche sui conti, e la risposta dei sindacati non si è fatta attendere con la conferma dello sciopero del primo giugno. Già domani – hanno annunciato – partiranno le circolari alle strutture in vista della mobilitazione. I sindacati non intendono arretrare di un centesimo dalla richiesta di aumento del 5,01%, pari a 101 euro, perché – sostengono – è gia già previsto da un patto precedente. Diversa la posizione del Governo che nella direttiva all’Aran fissa l’ incremento al 4,46%, cioé 93 euro. Anche se ci sarebbe una disponibilità ad arrivare a 95/96 euro. Sempre troppo pochi, comunque, per i rappresentanti dei lavoratori. Oggi in vista della riunione all’Aran è proseguito il lavoro diplomatico all’interno dell’Esecutivo per tentare di arrivare ad una soluzione, dopo le rassicurazioni di ieri del premier, Romano Prodi, ai leader di Cgil, Cisl e Uil. In particolare ci sono stati contatti tra il ministro per le Riforme, Luigi Nicolais, la presidenza del Consiglio con il sottosegretario Enrico Letta, e il ministero dell’Economia, restio ad allargare i cordoni della borsa per arrivare ai 101 euro.

Il Governo, dunque, avrebbe ancora bisogno di alcuni approfondimenti tecnici (che vedrebbero il coinvolgimento della Ragioneria e dell’Inpdap), in particolare sulle cessazioni dal lavoro al dicembre 2006 e le nuove assunzioni. Gli eventuali risparmi potrebbero essere utilizzati per ‘rimpinguarè le risorse già previste per il contratto. Secondo alcune stime, la differenza tra l’offerta e la richiesta sindacale comporterebbe oneri in più per circa 600 milioni per tutto il settore pubblico. La vertenza degli statali oramai non è più solo di categoria, ma riguarda più in generale i rapporti tra il sindacato e il Governo. Lo ha detto con chiarezza ancora oggi il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, secondo il quale se il negoziato fallisse si getterebbe “un’ombra” sui vari tavoli aperti a palazzo Chigi, tra cui c’é il difficile confronto sulle pensioni. Dura la valutazione anche del segretario confederale Gianni Baratta, secondo il quale il Governo è “incapace di sciogliere i nodi”. I sindacati, dunque, giudicano “sconcertante” il rinvio e bollano come “futili” le scuse opposte. “Possibile che dalla scadenza del contratto ad oggi il Governo ancora non ha avuto il tempo sufficiente per chiarire le proprie disponibilità economiche”, ha polemizzato il numero uno della Fp-Cgil, Carlo Podda. “Oggi ci aspettavamo fosse l’inizio della chiusura del contratto”, ha lamentato il segretario della Uil-Pa, Salvatore Bosco. Dello stesso tenore le dichiarazioni del collega della Fps-Cisl, Rino Tarelli: “Il rinvio è figlio della poca strategia che caratterizza l’azione del governo da molti mesi. Il governo si rifiuta di rinnovare un contratto che è un diritto dei lavoratori”. Per le rappresentanze di base del pubblico impiego Rdb-Cub è “grave il rinvio del negoziato. Ora – aggiunge – aspettiamo che il governo mantenga gli impegni presi. La ciliegina sulla torta è venuta oggi con le affermazioni della Corte dei Conti”. Dalla magistratura contabile è venuto infatti oggi un monito a contenere le retribuzioni perché la spesa per i dipendenti pubblici è “cresciuta, a ritmi elevati, negli ultimi anni”. (ANSA)