Immigrazione e lavoro: occorre una burocrazia intelligente
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Immigrazione e lavoro: occorre una burocrazia intelligente

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Pubblicato il 14 Maggio 2007

La CISL bresciana torna ad alzare la voce per richiamare l’attenzione delle Istituzioni, della politica e delle espressioni del Governo centrale sul territorio in relazione alle innumerevoli difficoltà che gli immigrati si trovano ad affrontare sui posti di lavoro per l’assurda burocrazia legata ai processi di regolarizzazione in atto.

Immigrazione e lavoro, o meglio sospensione dal lavoro e permessi di soggiorno, sono da sempre un percorso ad ostacoli. Ma oggi purtroppo si sta superando ogni misura.

In attesa della nuova legge sulla immigrazione bisogna fare i conti con le storture della Bossi-Fini e con le modifiche procedurali adottate in corso d’opera che hanno però evidenziato limiti e difficoltà non sufficientemente considerate.

Presentando in una conferenza stampa il preoccupante quadro della situazione, Paolo Reboni, Segretario territoriale della Cisl di Brescia, ha documentato la denuncia con fatti circostanziati e proposte operative per superare le attuali difficoltà. Ecco il testo del suo intervento:

I ritardi della burocrazia non possono e non devono ricadere sui lavoratori immigrati.

Facciamo ancora i conti con la legge Bossi-Fini

In attesa della nuova legge sull’immigrazione, dobbiamo fare i conti con la legge Bossi-Fini e con le modifiche procedurali introdotte dall’accordo triennale tra  Ministero dell’Interno e Poste Italiane.

In merito alla gestione quotidiana del rinnovo dei permessi di soggiorno nella nostra provincia esprimiamo una forte preoccupazione

Dopo circa 5 mesi dall’introduzione delle nuove procedure i risultati sono estremamente negativi.

Si stà ripetendo il balletto delle responsabilità, tra Poste, Ministero dell’Interno e Poligrafico dello Stato, da mesi, anzi prima ancora che iniziassero le nuove procedure, si erano denunciati i nodi critici :

Già prima del dicembre 2006, avevamo capito che il nuovo sistema non avrebbe più consentito alla Questura di Brescia di mantenere quel positivo primato di efficienza nel panorama nazionale, in merito ai  tempi di rinnovo dei permessi di soggiorno, ma i dati sono veramente preoccupanti.

I dati

A metà aprile 2007 sulle circa 14.000 richieste di rinnovo dei titoli di soggiorno espresse nel territorio bresciano, la metà sono risultate “ anomale “ delle restanti dichiarate “ verificate “ circa 4.000 si sono trasformate in convocazioni presso la Questura per le procedute di Fotosegnalazione e impronte digitali, necessarie per il rilascio del P.S.E. (Permesso di Soggiorno Elettronico).

Di queste 4.000 convocazioni ne sono andate a buon fine poco più di 1.500, è il numero di persone immigrate che si sono presentate in Questura per il completamento della pratica di rinnovo, di tutto questo lavoro il risultato finale è che solo 217 (duecentodiciasette) Permessi di Soggiorno Elettronici sono consegnabili (1,5%)

I dati nazionali confermano la gravità della situazione al 3 maggio 2007 i permessi di soggiorno attivati 9.267 su 570.361 domande (1,6%) ( allegato 1)

Non sono in discussione la professionalità la capacità la dedizione e l’impegno della Questura di Brescia che ha sempre dimostrato grande efficienza ed efficacia, in discussione è l’impalcatura di un sistema, che nei fatti non riesce a essere coerente con gli obiettivi proclamati.

Un sistema che scarica le proprie responsabilità essenzialmente sull’utente finale, cioè l’immigrato.

Grandi investimenti informatici, a maggio 2006 conversione di sistemi operativi, test su 4 città e altro ancora, ma i risultati non arrivano.

Responsabilmente non è pensabile, che tutto quanto si è messo in moto possa essere cancellato, ma è urgente uno sforzo straordinario per semplificare le procedure, coinvolgendo da subito i comuni.

È necessario che il coordinamento dei soggetti coinvolti (Ministero Interno – Poste Italiane – Poligrafico dello Stato – Patronati – Comuni) sia effettivamente svolto e che nessuno possa sfuggire alle proprie responsabilità.

A livello territoriale non si possono pagare le incertezze e inefficienze di altri livelli decisori.

Se tutto ciò non bastasse, in questo oscuro panorama burocratico-amministrativo, si inserisce un altro elemento paradossale.

Sospensioni dal lavoro

Da qualche mese si stà registrando un incremento di sospensioni dal lavoro di lavoratori immigrati, per il mancato rispetto dei termini nella richiesta del rinnovo del permesso di soggiorno.

È veramente straordinario, in una provincia che dopo 5 mesi riesce ad evadere 217 richieste di rinnovo del permesso su 14.000 domande (1,5%) tra le contraddizioni di leggi regolamenti direttive e disposizioni locali, alcuni datori di lavoro sospendono dal lavoro (senza stipendio) dei lavoratori immigrati che da anni lavorano regolarmente in Italia.

Portiamo ad esempio un caso, emblematico e paradossale (lettera di sospensione)

È una persona immigrata che lavora da anni in un’azienda della Valle Sabbia, il 20 gennaio 2007 chiede il rinnovo del proprio permesso di soggiorno che scade il 24 marzo 2007 (63 giorni prima), il 18 aprile 2007 riceve la lettera di sospensione dal lavoro e rimane senza retribuzione

Nella stessa lettera di sospensione gli viene anche scritto che se entro il 31 maggio 2007 non avrà il rinnovo del permesso, l’azienda prenderà altri provvedimenti (licenziamento), come se i tempi per il rilascio del permesso di soggiorno dipendessero da lui e non dalle istituzioni preposte.

Siamo all’accanimento

la Questura è nelle situazioni sopra descritte, ma alcuni solerti e scrupolosi consulenti consigliano alle aziende di tutelarsi in merito a remote possibili sanzioni penali, previste dalla legge Bossi-Fini a carico del datore di lavoro.

Non vogliamo fare una disquisizione giuridica, ma porre due semplici domande:

Ritornando alla sospensione dal lavoro per il non rispetto dei termini, vorremmo ricordare che sebbene in circostanze e tempi diversi anche la Questura di Brescia comunicava alle segreterie CGIL CISL e UIL (con lettera del 22/06/2004 A12/IMM/2004 a firma dott. Berettoni) di presentare la domanda di rinnovo circa 30 giorni prima della scadenza, tale prassi ovviamente ha generato una consuetudine consolidata tra gli immigrati.

A conferma di questa affermazione portiamo dei dati:

Abbiamo preso un campione di 1.000 pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno tra quelle presentate in questi primi 5 mesi tramite il nostro patronato INAS (si allegano i dati relativi alle pratiche svolte dai patronati in Lombardia il 35 %)

Un campione significativo

Di queste abbiamo individuato le 413 richieste di permesso di soggiorno per lavoro subordinato

(non considerando altri tipi di rinnovi tipo:per lavoro autonomo, carte di soggiorno e altri motivi che comunque consentono di lavorare ).

Il 53 % delle 413 richieste di rinnovo di permesso di soggiorno per lavoro subordinato sono state inoltrate agli organi competenti (Questura) non prima di 29 giorni dalla scadenza del permesso di soggiorno.

Anche i permessi legati a motivi familiari che comunque danno accesso al lavoro, seguono lo stesso trend e cioè oltre il 50% delle richieste sono svolte non prima del 30 giorno della scadenza del titolo.

Se è vero che possiamo stimare in almeno 35.000 i rinnovi di permesso per lavoro subordinato che ogni anno coinvolgono la Questura di Brescia (tralasciando gli altri tipi di rinnovo ), si può verosimilmente ritenere che 18.000 (35.000 per 53%) lavoratori immigrati dovrebbero essere sospesi dal lavoro.

Per fortuna la stragrande maggioranza dei datori di lavoro, responsabilmente usa ancora il buon senso, il guaio che nel caso sopra portato ad esempio la persona è fortemente penalizzata e paga sulla propria pelle due contraddizioni:

Le conseguenze per le persone sono tremende, perdita della retribuzione, difficoltà a pagare l’affitto, incitazione al lavoro nero ecc…

Le due questioni: procedure per il rinnovo dei permessi, sospensioni dal lavoro, le abbiamo poste all’attenzione delle istituzioni preposte (Direzione Provinciale Ministero del Lavoro, Prefettura,Questura) e al sottosegretario del Ministero dell’Interno.

Le risposte delle istituzioni locali, oltre a condividere le nostre preoccupazioni, fanno emergere con amarezza l’ impotenza del territorio nei confronti sia dei decisori legislativi che degli apparati burocratici nazionali.

Tre cose da fare

Bisogna intervenire su tre versanti :