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Il comune di Cologne fa la guerra ai lavoratori
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Il comune di Cologne fa la guerra ai lavoratori

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Pubblicato il 21 Novembre 2006

A Cologne c’è un’azienda con 15 dipendenti che rischia di chiudere i battenti. Stavolta non c’entra né la concorrenza dei cinesi e tanto meno la crisi del mercato. La “Principe Pet Food”, questo il nome dell’azienda che produce alimenti per animali domestici, è sull’orlo della crisi a causa del Comune di Cologne che per la seconda volta nell’arco di pochi mesi ha emesso una ordinanza di sospensione dell’attività. “La vicenda – racconta Daniele Cavalleri della Fai Cisl che tutela gli interessi dei lavoratori – ha avuto inizio ad aprile con il primo stop imposto dal Comune, deciso – si legge nell’ordinanza – per le ripetute lamentele sull’odore proveniente dagli impianti di produzione. Nell’ordinanza c’era anche un preciso richiamo alla proprietà perché si dotasse delle necessarie autorizzazioni regionali. L’azienda a quel punto ha presentato alla Regione la documentazione richiesta ed il 6 di novembre ha ricevuto l’autorizzazione alla ripresa della attività, condizionata alla realizzazione di interventi impiantistici per mettere sotto controllo le emissioni.” Si arriva così al 30 maggio con la revoca da parte del Comune del provvedimento di sospensione dell’attività. “Un mese e mezzo di blocco dell’attività – aggiunge il sindacalista – in cui i lavoratori hanno dovuto fare ricorso a ferie, festività e permessi per non perdere lo stipendio. Un sacrificio non da poco, sopportato da tutti i dipendenti con la speranza di dare certezza al proprio posto di lavoro”. Il Comune di Cologne torna però all’inizio di agosto ad interpellare la Regione per conoscere le sue valutazioni sulla realizzazione delle prescrizioni. Gli uffici del Pirellone rispondono dando atto all’azienda di aver fatto quanto richiesto e chiarendo che la loro efficacia potrà essere stabilità da un monitoraggio delle emissioni. Il Comune non è soddisfatto e chiede alla Principe Pet Food nuovi “impianti di abbattimento delle emissioni olfattive”. A questo punto l’azienda ordina ad una ditta specializzata un impianto che costa oltre 100.000 Euro la cui entrata in funzione è prevista per i primi giorni di dicembre. Ma l’ufficio tecnico del Comune di Cologne ha emesso nel frattempo una nuova ordinanza di sospensione della attività anche se la Regione non ha mai modificato il proprio provvedimento di autorizzazione. “Il Sindacato non vuole entrare nel merito di questa specie di guerra delle carte che l’Amministrazione comunale ha ingaggiato con l’azienda – conclude Cavalleri della Fai Cisl – Abbiamo detto e continuiamo a dire al Comune di Cologne che se tiene giustamente in conto le lamentele dei suoi cittadini, deve anche farsi carico del fatto che il blocco dell’attività mette oggettivamente a rischio il posto di lavoro di quindici persone. Ci appelliamo al Sindaco per una nuova valutazione dei dati a disposizione dell’Amministrazione comunale, non da ultimo l’installazione di un impianto che risponde alle garanzie richieste. Lo impone prima di tutto il buonsenso. Il Comune non può non conoscere gli effetti di mercato di un blocco della produzione che complessivamente è arrivato a 92 giorni. Occorre un pronunciamento che tranquillizzi i lavoratori e dia loro certezza del posto di lavoro”.