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I servizi sociali del Comune: scelte che non convincono
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I servizi sociali del Comune: scelte che non convincono

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Pubblicato il 27 Settembre 2006

Una soluzione forse importante per superare la precarietà del lavoro collegato alla esternalizzazione dei servizi, ma tutta da verificare rispetto alla possibilità futura del Comune di Brescia di programmazione e progettazione delle politiche sociali nella nostra città.

La Cisl bresciana prende posizione sull’idea di una “Fondazione” aperta a cui trasferire la gestione della quasi totalità dei servizi sociali fino ad oggi assicurati direttamente dall’Amministrazione comunale. Un giudizio comunque sospeso, perché il quadro di informazioni disponibili è ancora fortemente in chiaroscuro.

Perplessi sulle esternalizzazioni

La CISL continua a manifestare le sue perplessità ai processi di esternalizzazione che troppe volte hanno prodotto nella Pubblica Amministrazione costi aggiuntivi e non sempre un incremento di qualità dei servizi. Si tratta di politiche che, in più occasioni, sono state dettate dalla volontà di scaricare responsabilità organizzative e gestionali effettivamente pesanti, privando però il pubblico dalla gestione diretta di servizi. Indubbiamente non sono estranee alla decisione del Comune le gravi difficoltà create agli Enti Locali dalla Legge Finanziaria degli ultimi anni, provvedimenti che hanno bloccato le assunzioni del personale a tempo indeterminato  e determinato, con il rischio di gravi ricadute sulla qualità dei servizi.

Per garantire il livello qualitativo e quantitativo dei servizi, il Comune ha fatto ricorso a rapporti di lavoro precario (interinali, tempi determinato, collaborazioni) che contribuiscono parzialmente ad aumentare i costi di gestione. I servizi resi dalle RSA (ex IPAB) rispetto a quelli del Comune hanno un costo vivo minore calcolabile attorno alle 30 euro/giornata per ospite.

Dalla precarietà alla stabilità del lavoro

Un aspetto indubbiamente positivo della nuova ipotesi gestionale affidata ad una “Fondazione”, è quello di far uscire dalle precarietà un numero consistente di lavoratori, attraverso una stabilizzazione a tempo indeterminato, applicando anche a loro lo stesso contratto attualmente in essere per gli altri dipendenti. Il confronto sindacale in corso ha già creato le premesse per offrire le garanzie al massimo livello ai dipendenti attualmente in servizio nei settori interessati: si tratta di dare riconoscimento alla professionalità, all’impegno e alla continuità assistenziale, assicurati in questi anni da tanti lavoratori.

Resta da approfondire il ruolo che in futuro delle Cooperative, alle quali fino ad oggi il Comune ha fatto ampio ricorso. La Cisl ritiene che sia un ruolo da ridimensionare e ricondurre ad un rapporto fuori dalla emergenzialità; è chiaro però che sarebbe un errore da parte del Comune privarsi delle professionalità che, seppure esterne all’apparato comunale, hanno garantito in questi anni una significativa qualità ai servizi sociali, ed è per questo che è indispensabile che queste figure debbano costituire, attraverso la stabile assunzione, una risorsa della nuova struttura.

Più complesso è il giudizio sulla scelta della Fondazione quale contenitore per la gestione dei servizi agli anziani.

È una scelta che non convince perché non si capisce se, e in che modo il Comune di Brescia sarà in grado di garantire anche in futuro la progettazione, la programmazione e il controllo dei servizi sociali per la popolazione anziana. Non meno rilevante è conoscere quali saranno i margini di intervento dell’ente pubblico sulla determinazione della partecipazione alla spesa dei servizi da parte delle famiglie.

Per la Cisl bresciana occorre dunque fare chiarezza su questi nodi essenziali per poter esprimere un giudizio complessivo sul nuovo orizzonte prospettato per i servizi sociali a Brescia.

Il tavolo di confronto aperto tra la Civica amministrazione e le Organizzazioni sindacali e le RSU del Comune è l’ambito per avviare gli approfondimenti necessari; occorre però un colpo d’ala per far uscire la trattativa da una ordinarietà inadeguata alle sfide prospettate.