Prosegue lo sciopero dello straordinario dei portalettere
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Prosegue lo sciopero dello straordinario dei portalettere

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Pubblicato il 27 Luglio 2005

Prosegue fino al 13 agosto lo sciopero delle prestazioni straordinarie ed aggiuntive dei portalettere della Lombardia. È la risposta di Cisl, Cgil e Uil di categoria e fronte delle mancate risposte e soluzioni ai gravi problemi rappresentati dalle Organizzazioni Sindacali nella vertenza aperta nei confronti di Poste Italiane in Lombardia che, nel settore del recapito, riguardava la carenza di personale, l’inidoneità e la scarsa funzionalità dei mezzi aziendali, la violazione aziendale degli accordi nazionali nell’intero settore, il mancato riconoscimento delle ferie residue degli anni 2002/3/4, l’obbligo di prestazioni aggiuntive per la fruizione delle ferie estive. “A fronte dei problemi esposti e dopo il primo sciopero già effettuato in Lombardia dal 20 giugno al 6 luglio, siamo stati convocati lunedì 18 dalla Direzione Regionale di Poste Italiane che non ha fornito risposte sufficienti ed adeguate alle nostre motivate richieste”, hanno dichiarato i segretari regionali di Cisl, Cgil e Uil. “Ancora una volta abbiamo avanzato e formulato precise proposte per trovare soluzioni ai molti problemi presenti e, in tal modo, chiudere la vertenza al fine di evitare l’ulteriore azione di sciopero che arreca inutili disagi ai cittadini ed alle imprese” – proseguono i sindacalisti -. “Abbiamo richiesto cose semplici ed ovvie che l’azienda doveva già assicurare in modo che il recapito della corrispondenza venga garantito tutti i giorni ed in tutto il territorio lombardo. A fronte dell’atteggiamento dilatorio e della mancata presa d’atto aziendale della gravità del problema, non potevamo che dichiarare una ulteriore azione di protesta e coinvolgere l’opinione pubblica sulle responsabilità dei disservizi che non debbono ricadere sugli addetti del settore”. Una situazione di difficoltà e disagio imputabile solo e soltanto alle carenze organizzative e gestionali di Poste Italiane che ha accentrato e burocratizzato i livelli decisionali a Roma, lasciando scarsa autonomia e potere decisionale ai propri dirigenti periferici”.