Per un sistema di welfare europeo
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Per un sistema di welfare europeo

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Pubblicato il 24 Maggio 2004

Sono oltre 70 milioni i cittadini europei che hanno più di 65 anni; e secondo i demografi saranno oltre 110 milioni nel 2030. Il progressivo invecchiamento della popolazione mete in rilievo la necessità di un welfare europeo, una “carta” della protezione sociale che tenga conto delle specificità di ogni singolo Paese ma definisca la cornice di regole e indichi confini, finalità e obiettivi. Un’esigenza che deve vedere la Ces, la Confederazione sindacale europea, giocare un ruolo da protagonista. Questo il messaggio lanciato nel corso della tavola rotonda organizzata dai pensionati della Lombardia a Desenzano, a conclusione di un’intensa tre giorni di studio sulla Costituzione europea, e le politiche sociali della Unione Europea. “Anche l’Europa, come l’Italia, invecchia e solleva interrogativi importanti sul futuro della previdenza, dell’assistenza, del sostegno alle famiglie. I sindacati non potranno più limitarsi a guardare ai singoli paesi, dovranno generare un convergenza di azioni positive, per costruire una politica sociale europea”, ha sottolineato Arnaldo Chianese, segretario generale dei pensionati Cisl Lombardia, aprendo il dibattito cui hanno partecipato Henry Lourdelle, della Ces, Giacomina Cassina, del Comitato economico sociale europeo, Carlo Borio, segretario generale Cisl Lombardia, Ermenegildo Bonfanti, segretario confederale Cisl e Antonio Uda, segretario generale Fnp Cisl nazionale. Per i pensionati e i lavoratori il futuro dell’Europa è legato al rilancio della politica sociale, non può limitarsi allo sviluppo dell’economia e dell’occupazione. “Non si può pensare solo alla produzione di ricchezza – ha sottolineato Carlo Borio, segretario generale della Cisl Lombardia – dobbiamo cominciare una discussione su come ridistribuirla. In quest’ottica la Ces deve poter compiere delle scelte, assumere posizioni più forti”. Sulla stessa linea Ermenegildo Bonfanti, segretario nazionale Cisl, che ha rilanciato la proposta di avviare un dibattito all’interno delle organizzazioni sindacali di tutti i Paesi. Obiettivo: dare nuovi strumenti alla Confederazione sindacale europea e ottenere un deciso passo avanti rispetto al trattato di Amsterdam del ’97, che “per la prima volta ha riconosciuto il ruolo del sindacato europeo – spiega Henry Lourdelle, della Ces – e imposto all’Unione europea di chiedere un avviso comune alle parti sociali, ogni volta che c’è da far approvare una legge”. Uno strumento che va utilizzato “per aumentare il nostro peso – aggiunge – ma che ad oggi ha portato agli accordi sul part-time, il telelavoro, i contratti a termine, i congedi e presto anche sullo stress nel lavoro”.