Patto per l’Italia: firmato l’accordo sul lavoro
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Patto per l’Italia: firmato l’accordo sul lavoro

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Pubblicato il 5 Luglio 2002

È stato raggiunto oggi pomeriggio a Palazzo Chigi l’accordo tra Governo e parti sociali sul patto per l’Italia. Tra i primi a firmare il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, e i leader di Cisl e Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti. La sigla di Cisl e Uil all’intesa dovrà poi essere ratificata dagli organismi dirigenti delle due confederazioni. La Cgil ha invece abbandonato il tavolo delle trattative.

L’intesa ha come obiettivo “uno stato sociale per il lavoro” che aiuti chi perde il posto a reinserirsi sul mercato. Si ribadisce l’obiettivo di una crescita dell’occupazione fino al 70% nel 2010 attraverso l’organizzazione di un mercato del lavoro “moderno, trasparente e efficiente”.

Nel testo c’è la conferma della sospensione per tre anni dell’articolo 18 per le aziende che crescono oltre i 15 dipendenti assumendo a tempo indeterminato. Ma con alcune limitazioni. Non è da considerare “neo assunto” il lavoratore che passa da un’impresa all’altra: potranno beneficiare delle modifiche all’articolo 18 soltanto quelle imprese che abbiano occupato mediamente meno di 15 dipendenti nei 12 mesi precedenti l’efficacia della legge che modifica l’articolo 18.

Sono due dei paletti che il governo ha fissato alla modifica della normativa sui licenziamenti senza giusta causa accogliendo le richieste di parte sindacale. Nell’allegato 2 al documento presentato oggi alle parti si stabilisce infatti “la inapplicabilità dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, a quei datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori” che al momento dell’entrata in vigore della legge “abbiano occupato mediamente nei 12 mesi precedenti un numero di dipendenti corrispondenti alle soglie dimensionali indicate dallo stesso articolo 18”. Inoltre si precisa il concetto di “neo assunti”. Non è infatti riconducibile “al concetto di nuova assunzione l’ipotesi di subentro di un’impresa ad un’altra nella esecuzione di un appalto, laddove presente una disposizione di legge o una clausola contrattuale a tutela del passaggio del personale alle dipendenze dell’impresa subentrante”. Il governo, inoltre, prevede misure di monitoraggio “coerenti con la natura sperimentale del provvedimento”. E si stabi

lisce anche una verifica degli effetti dei provvedimenti sull’articolo 18 tra le parti sociali “comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” a distanza di due anni dall’entrata in vigore.

Gli altri punti dell’accordo

RAMI D’AZIENDA – Il patto per il lavoro disciplina anche la possibilità di cessione di parti di una stessa azienda. Sono infatti tre i criteri direttivi secondo i quali il governo intende disciplinare la cessione del ramo d’azienda così come previsto nell’articolo 1 del disegno di legge 848 per l’appunto quello che va sotto il nome di Patto per il lavoro). Nell’allegato numero 3 al documento si stabilisce infatti “la completa conformazione della disciplina vigente con la normativa comunitaria”. Si stabilisce “la previsione del requisito dell’autonomia funzionale del ramo di azienda nel momento del suo trasferimento”. Si stabilisce anche la “previsione di un regime particolare di solidarietà tra appaltante e appaltatore, per le ipotesi in cui il contratto di appalto sia connesso ad una cessione di ramo di azienda”.

EDUCAZIONE PERMANENTE – Il Governo propone anche iniziative di “educazione permanente degli adulti” per 700.000 persone l’anno a partire dal 2003. Tra le misure proposte dal Governo c’è l’aumento dell’indennità di disoccupazione al 60% dell’ultima retribuzione per sei mesi. Per i sei mesi successivi è previsto un meccanismo “a scalare” (40% per tre mesi e 30% per gli ultimi tre mesi). Per questo obiettivo il Governo si impegna a garantire la necessaria copertura con una spesa di almeno 700 milioni di euro per anno. La durata massima dei trattamenti di disoccupazione dovrà essere non superiore ai 24 mesi (30 nel Mezzogiorno) nel quinquennio. Il diritto al sussidio di disoccupazione si perde nel caso di rifiuto della formazione, “di altra misura o occasione di lavoro” o di “prestazione di lavoro irregolare”.

SGRAVI FISCALI – Il Patto per il lavoro prevede anche un sistema di sgravi fiscali per i lavoratori a basso reddito. Il governo si impegna infatti a ricavare “nell’ambito della prossima manovra finanziaria per il 2003 almeno 5,5 miliardi di euro da destinare ad un primo importante avvio di riforma della tassazione personale, concentrato sui redditi compresi tra 0 e 25 mila euro”.

In pratica si terrà in considerazione la situazione familiare del contribuente attraverso un accrescimento delle deduzioni fiscali e quindi della soglia esente.