Cisl FP-FPS: con i cittadini, per lo sviluppo

Comincia oggi pomeriggio, mercoledì 25 febbraio, nella sala convegni della Ca Noa, il Congresso della Cisl Funzione Pubblica – FPS di Brescia. Con poco meno di 5500 iscritti, quella dei lavoratori del pubblico impiego è una delle maggiori categorie della Cisl. “Cambiare contrattando” è il titolo scelto per il congresso, “per sottolineare – spiega il Segretario generale Angelo Galeazzi – obiettivi e modalità del nostro modo di fare sindacato e di esercitare la rappresentanza che i lavoratori ci affidano”. La scadenza congressuale arriva per la Cisl FP – FPS dopo un anno di polemiche durissime che hanno messo alla gogna tutto il lavoro pubblico. “Una operazione irresponsabile, perché non si conduce una battaglia contro i fannulloni, che ci sono, nel pubblico come nel privato, con generalizzazioni pericolose e delegittimanti”. Da anni la pubblica amministrazione è sottoposta da un lato a tagli di risorse e blocco delle assunzioni, dall’altra ad un aggravio di competenze e di responsabilità. “A differenza di chi pretende di risolvere i problemi di efficienza della pubblica amministrazione con la demagogia e il populismo – continua Galeazzi presentando il tema centrale del congresso della Cisl Funzione Pubblica-FPS i lavoratori rispondono mettendo a disposizione dei cittadini che si rivolgono all’ente pubblico competenze e professionalità, supplendo alle mancate riforme di sistema che governi e parlamenti non hanno saputo e non hanno voluto fare, facendo anche da parafulmini ad inefficienze decisionali che adesso è troppo facile nascondere dietro il polverone di fannullopoli”.

I rapporti con le altre sigle sindacali, le difficoltà a trovare sintesi unitarie in presenza di strategie contraddittorie che confondono obiettivi politici con finalità sindacali, la necessità di un rinnovato protagonismo sindacale, la centralità della persona da riaffermare anche in un sistema sanitario che rischia di scambiare un di più di tecnicismo con un di meno di umanità, sono alcuni degli altri temi che Galeazzi svilupperà davanti ai 200 delegati del Congresso.

Il programma prevede alle 15 la relazione congressuale, seguita dagli interventi di saluto dei rappresentanti istituzionali e degli invitati. Il dibattito impegnerà poi i delegati fino al tardo pomeriggio e continuerà per tutta la mattinata di giovedì; le operazioni di voto per il nuovo gruppo dirigente termineranno in serata con l’elezione del nuovo Segretario generale.

Sicurezza e lavoro: due facce della stessa medaglia

«Il lavoro nero e la sicurezza sono due facce della stessa medaglia: il nostro obiettivo è sconfiggere il primo per rafforzare la seconda». A dirlo è stato ieri Antonio Lazzaroni, segretario generale della Filca Cisl di Brescia, nel corso dell’ottavo congresso del sindacato degli edili.

Con più di 8.300 iscritti (gli immigrati sono 2.937), la Filca Cisl di Brescia è sul nostro territorio la più grande organizzazione sindacale delle costruzioni. I lavori congressuali, che si sono tenuti ieri al Park Hotel Cà Nöa di Brescia, si sono conclusi con la conferma dello stesso Lazzaroni e di tutta la segreteria uscente.

La relazione del segretario ha preso le mosse dalla grave situazione di crisi del settore: cassa integrazione e mobilità sono ormai all’ordine del giorno. «In edilizia – ha detto Lazzaroni – operano piccole e piccolissime imprese e, per i dipendenti, il sistema di tutele non è sufficiente».

Proprio per questo, il sindacato (unitariamente), con le controparti, ha redatto un documento per chiedere un intervento straordinario in favore degli ammortizzatori sociali. «Nello stesso tempo – ha aggiunto Lazzaroni – chiediamo al Collegio dei costruttori di utilizzare la Cassa edile per integrare il reddito dei lavoratori colpiti dalla crisi».

Sul dramma degli infortuni, sul lavoro nero e sull’evasione contributiva che segnano i diversi settori in cui si articola l’attività sindacale della Filca Cisl, Lazzaroni ha ribadito la necessità di cambiare «un mercato che gioca la propria partita sulla pelle di chi lavora, che premia unicamente in base alla quantità di lavoro; una condizione che va di pari passo con ritmi incalzanti, stress, rischi e pressioni sugli anelli più deboli del lavoro di cantiere».

Sulla specificità del lavoro rappresentato dalla categoria, il segretario generale della Filca ha sottolineato la necessità di una corsia preferenziale per l’uscita verso la pensione dei lavoratori: «Il sistema pensionistico non può continuare a considerare uguali tutti i lavori a prescindere dalla fatica e dall’usura fisica conseguente, dai rischi, dalla precarietà, dalla stagionalità e dalla discontinuità che caratterizzano i nostri settori. Il lavoro edile ha tutte le caratteristiche perché siano previsti interventi particolari ed adeguati».

Intanto, la categoria guarda al futuro con grande preoccupazione. «Se non ci sarà una ripresa in tempi brevi – ha concluso Lazzaroni – la situazione sarà estremamente problematica sotto il profilo occupazionale». (www.giornaledibrescia.it)

«Usciamo dalla crisi con un nuovo modello»

«Un mondo globalizzato è un luogo in cui, una volta tanto, il desiderio di responsabilità morale e gli interessi della sopravvivenza coincidono e si fondono. La globalizzazione è, tra le altre cose (forse soprattutto), una sfida etica». Sono parole del filosofo Zygmunt Bauman, citato ieri da Francesco Saottini, segretario generale della Femca Cisl di Brescia, in apertura del terzo congresso del sindacato dei lavoratori della moda, del tessile e della chimica-gomma. Una relazione di spessore, quella di Saottini, che non ha eluso la cronaca sindacale, ma ha chiesto nello stesso tempo ai delegati di volare alto, contribuendo per quanto possibile alla costruzione di «un nuovo modello di sviluppo».

I numeri di una crisi senza precedenti

Il segretario generale della Femca bresciana non nasconde la preoccupazione, ma neppure la speranza. La crisi certifica forse la fine di un certo modello economico («concentrato sull’individuo e non sulla persona») ma, nello stesso tempo, apre prospettive nuove e forse imprevedibili.

Certo, proprio la globalizzazione citata in apertura ha messo in ginocchio il tessile bresciano («ormai siamo al capolinea» ha detto Saottini) e sta colpendo duramente la moda e la chimica. Nel settore del tessile-moda, ha spiegato il segretario, l’Istat dice che nel 2004 avevamo a Brescia 2.509 unità locali per 22.290 addetti, mentre nel 2001 c’erano 2.717 imprese per 24.779 lavoratori. E, se risaliamo al 1991, scopriamo che le aziende del settore erano 3.865 e i dipendenti 39.902. Si tratta quindi di numeri «da declino inarrestabile». E, infatti, «le imprese che venivano da anni di difficoltà stanno crollando». L’ultima in ordine di tempo è stata la Henriette di Castenedolo, per la quale è stata confermata la messa in liquidazione.

Rispetto al 1991, il comparto della gomma-plastica bresciano è, al contrario, nettamente cresciuto: 9.500 addetti, con un incremento del 46% rispetto agli inizi degli anni Novanta. In crescita anche i dipendenti delle aziende che fabbricano prodotti chimici e fibre sintetiche artificiali (1.900 addetti, +8% sul 1991). A Brescia sono presenti aziende di eccellenza, come la Invatec di Roncadelle, Torbole e Concesio (600 lavoratori complessivamente) che opera nella produzione di apparecchiature per l’esplorazione e la cura dell’apparato cardiovascolare.

«Ma proprio in questi settori – ha sottolineato Saottini – la crisi sta colpendo duramente». Il segretario della Femca ha citato il caso più spinoso, quello della Cf Gomma di Passirano: è in programma per venerdì un incontro con la direzione aziendale che presenterà un piano industriale «che si prevede durissimo, con conseguenze pesanti anche per il sito bresciano». Per non parlare della situazione delicatissima della Caffaro Chimica in liquidazione, e del «netto calo di volumi produttivi per tutte le imprese che producono guarnizioni industriali nella valle dell’Oglio».

Tutto il settore della chimica sta soffrendo, «anche perché l’Italia non si è dotata di un piano strategico».

Le divisioni nel mondo sindacale

E tutto questo viene affrontato in un momento particolare «segnato – ha detto Saottini – da una divisione tra le più profonde della storia del movimento dei lavoratori, con la Cgil che si sente depositaria dell’unica verità sindacale e che abbandona i tavoli al momento della firma». Il segretario ribadisce che «la Cisl è animata solo dalla solidarietà, dalla giustizia sociale e dal riferimento alla centralità della persona». Da qui anche la valutazione positiva della riforma del sistema contrattuale, bocciata invece dal segretario generale della Filcem Cgil di Brescia, Dario Filippini, intervenuto ieri al congresso: «Lasciamo votare i lavoratori – ha detto Filippini – perché questo accordo è dannoso per i dipendenti». Ma l’ipotesi del referendum unitario è già stata bocciata a livello nazionale.

Proprio pensando alla necessità di superare le divisioni, la Femca di Brescia ha scelto «Insieme è possibile» come slogan del congresso. «Dobbiamo impedire – ha detto il segretario – che si costruiscano confini tra chi è dentro e chi viene buttato fuori, scegliendo la strada della solidarietà e rifiutando il si salvi chi può». Per questo, al termine della relazione, Saottini ha citato don Milani: «Ho capito che il problema degli altri è uguale al mio. Uscirne insieme è politica, uscirne da soli è avarizia».

Oggi il congresso della Femca si chiuderà con la conferma della segreteria uscente: oltre a Saottini, i tessili-chimici Cisl sono guidati da Giuseppe Marchi, Gennaro De Troia e Maria Rosa Mondini

Welfare aziendale: la nuova sfida Fim

Innovazione e cambiamento. Due temi tradizionalmente «aziendali», che per una volta vengono utilizzati dal sindacato. La Fim Cisl bresciana, da ieri in congresso al President di Castelmella, guarda al futuro mettendo sul tavolo del dibattito politico-sindacale argomenti in grado di cambiare lo scenario, in particolare nella rilevanza e nella consistenza degli accordi aziendali (il cosiddetto «secondo livello»). Al tavolo, presieduto da Moustapha Fall, erano presenti la segreteria Fim bresciana al completo guidata da Laura Valgiovio, con Alessandra Damiani, Luigi Castrezzati e Giuseppe Bazzoli, i segretari Luigi Dedei (regionale) e Antonio Sansone (nazionale), oltre al segretario generale della Cisl bresciana Renato Zaltieri.

«SIAMO ANCORA in un modello sindacale – sostiene il segretario generale della Fim di Brescia, Laura Valgiovio – dove la maggioranza delle piattaforme è di fatto una fotocopia delle precedenti e, realizzate le prime, queste determinano le successive». Ma per la leader dei meccanici di via Altipiano d’Asiago non basta: «Ci troviamo a gestire una rincorsa agli ammortizzatori sociali, privi di strumenti derivanti dalla contrattazione aziendale, con garanzie e percorsi già definiti, che ci consentirebbero un approccio meno subordinato alla situazione». Le proposte sono chiare e mirano ad inserire nuovi contenuti nei temi da porre ai tavoli delle trattative di secondo livello. Questioni di merito in grado di definire oltre che un nuovo approccio anche un approdo in grado di arricchire i contenuti andando oltre la mera «integrazione» del salario a fine mese.

Le idee: «Destinazione di parte del salario ai momenti di difficoltà, utilizzo degli orari in modo da garantire un minor ricorso alla Cig, maggiori tutele per i lavoratori atipici, accordi nelle singole aziende e con le banche a sostegno dei lavoratori più in difficoltà. Una sorta di Welfare aziendale che determini garanzie permanenti». Alla base della proposta di Laura Valgiovio una visione critica del recente passato: «Il contratto del 2008 non ha, di fatto, dato risposte definitive al lavoro come valore centrale in tutti i suoi aspetti. Il salario senza ombra di dubbio è una parte fondamentale e l’obiettivo ma non può essere l’esclusività. La priorità è il lavoro, il suo futuro, le sue condizioni. Di questo dovremo sempre più preoccuparci, perché il contratto è per chi un lavoro ce l’ha e non per chi ne è escluso». Per i meccanici Fim, quindi è determinante evitare di fare «il pendolo», andando a chiedere tanto in momenti di vacche grasse, accontentandosi in periodi di recessione. La strategia è di più ampio respiro.

MA IL RINNOVAMENTO della Fim non è solo sul terreno contrattuale, guarda anche all’interno «per una Cisl bresciana più forte». Valgiovio rivendica l’autonomia, come già fece nel giorno del suo insediamento in qualità di leader Fim, e rilancia: «Siamo interessati a costruire un serio, leale confronto nella chiarezza e nella trasparenza su un possibile riassetto organizzativo, valorizzando gli aspetti positivi e ricercando convergenze sugli aspetti critici. Per questo proponiamo di riprendere le note proposte dalla segreteria Fim nel giugno 2008 alla commissione organizzativa individuata dall’esecutivo Ust quale contributo alla discussione».

Nell’ultimo anno la Fim ha aggiunto alla struttura tre operatori politici: Daniela Pedrali, Michele D’Adriano e Hocine El Merakeb ed una operatrice tecnica, Loredana Righetti, che ha rafforzato la categoria. Un rinnovamento che secondo gli intenti di Valgiovio, deve andare oltre: «Vogliamo sperimentare – ha proposto il leader nella relazione di ieri – un centro di studio per ampliare il confronto, l’approfondimento culturale, sociale, il ruolo negoziale, che permetta di correggere, ampliare, modificare e crescere i nostri parametri di riferimento».

L’UNITÀ rimane tuttavia lontana, così come più difficile pare il dialogo con una parte del mondo sindacale. Alle assise Fim erano presenti la Fismic, con il segretario provinciale Alessandro Conti (che ha sottolineato la sua vicinanza a molte posizioni Fim) e la Uilm, attraverso il leader Martino Amadio, che si è soffermato sul tema della democrazia rappresentativa: «sventolata pretestuosamente dalla Cgil che la utilizza in maniera strumentale con funzione contestativa». Assenti sia la Fiom, pure invitati dalla segreteria Fim, che l’Associazione industriale bresciana. (www.bresciaoggi.it)

Migliori dopo la crisi? La Femca a congresso

“Ho capito che il problema degli altri è uguale al mio. Venirne a capo insieme è politica. Farlo da soli è avarizia”. Cita don Milani il Segretario generale della Femca Cisl di Brescia, Francesco Saottini, per sintetizzare il messaggio che lunedì pomeriggio intende affidare alla relazione con cui aprirà il Congresso della sua categoria. Poco meno di 3000 iscritti in tre settori produttivi (tessile, abbigliamento, chimica-gomma), la Femca è forse la struttura sindacale che da più tempo, prima con la grande riconversione del tessile e poi con il progressivo disimpegno dalla chimica, affronta sitauzioni di crisi e di gestione dei processi innescati dalla globalizzazione.

“Qualche numero vale più tante parole – spiega Saottini -  Negli ultimi sette anni gli addetti del comparto abbigliamento sono passati da 8.893 a 6.810, quelli occupati nel comparo maglie e calze sono passati da 5.247 a 3.555, mentre gli addetti nella produzione delle calzature sono passati da 3.142 a 2.165 addetti”. Numeri da declino inarrestabile? “Sembrerebbe di sì, visto che la tendenza alla diminuzione delle imprese e degli addetti è iniziata in modo consistente nei primi  anni 90, quando si sono aperte le frontiere con l’est Europa e le imprese all’epoca hanno iniziato  a  delocalizzare alcune  fasi del ciclo produttivo. Per comprendere il fenomeno della delocalizzazione è sufficiente osservare che questo dato è pari al 50% della forza lavoro impegnata in tutta la nostra Provincia”. La Femca è dunque una categoria di frontiera, quasi di trincea. Ma è da questa esperienza che Saottini trae insegnamenti realistici per il presente: “La crisi può essere un’opportunità per ripensare il modello di sviluppo e il modo di pensare l’organizzazione sociale. Certo occorre ridurre i tempi della sua durata attraverso interventi pubblici e di sostegno agli investimenti e al consumo. Ma è altretanto sicuro che sulla base di una partecipazione allargata nella gestione dei problemi, che ci sono e che nell’immediato futuro ci si presenteranno ancora più grandi, la vocazione industraile del territorio bresciano potrebbe uscirne meglio definita e con maggiori potenzialità”.

L’avvio dei lavori congressuali della Femca Cisl di Brescia è previsto per le ore 15 di lunedì 23 febbraio. Il dibattito proseguirà nella giornata di martedì quando è anche prevista l’elezione del nuovo grupppo dirigente.

Congresso Filca: il sindacato che costruisce

Con più di 8300 iscritti, 2937 dei quali immigrati, la Filca Cisl di Brescia è sul nostro territorio la più grande organizzazione sindacale delle costruzioni. Domani, venerdì 20 febbraio, nella sala convegni del Park Hotel Cà Noa, i 150 delegati eletti nelle assemblee tenutesi nelle scorse settimane daranno vita all’ottavo congresso della Categoria. Ad aprire i lavori sarà il Segretario generale Antonio Lazzaroni, che a partire dalle 9,30 presenterà al congresso la relazione della Segreteria. “La situazione dei nostri settori (edilizia, legno e arredamento, lapidei, laterizi e cemento) è davvero difficile – spiega Lazzaroni presentando i temi del Congresso e l’impossibilità di prescindere dalla crisi in atto – e sempre più numerose sono le realtà di lavoro in cui si deve far ricorso alla cassa integrazione, compresa quella in deroga, alla mobilità o alla disoccupazione. L’edilizia, che storicamente ha tempi diversi di reazione alle difficoltà economiche, stavolta sembra allinearsi all’andamento generale della crisi, resa ancora più evidente dalla cesura con un periodo piuttosto lungo di buona congiuntura”.

È stata una fase di espansione comunque problematica: “Nel privato immobiliare in questi anni si è costruito senza badare alla domanda esistente: così, mentre la richiesta era di abitazioni a prezzo contenuto, si è costruito invece in maniera diffusa e costante con tipologie di livello medio alto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: notevoli quantità di invenduto e mancanza di risposte per la domanda reale”.

Sul dramma degli infortuni, sul lavoro nero e sulla evasione contributiva che segnano i diversi settori in cui si articola l’attività sindacale della Filca Cisl, Antonio Lazzaroni ribadisce che sono facce di una stessa medaglia, “quella di un mercato che gioca la propria partita sulla pelle di chi lavora, che premia unicamente in base alla quantità di lavoro; una condizione cha va di pari passo con ritmi incalzanti, stress, rischi e pressioni sugli anelli più deboli del lavoro di cantiere”.

Sulla specificità del lavoro rappresentato dalla categoria, il Segretario generale della Filca sottolinea la necessità di una corsia preferenziale per l’uscita verso la pensione dei lavoratori: “Il sistema pensionistico non può continuare a considerare uguali tutti i lavori a prescindere dalla fatica e dall’usura fisica conseguente, dai rischi, dalla precarietà, dalla stagionalità e dalla discontinuità che caratterizzano i nostri settori. Il lavoro edile ha tutte le caratteristiche perché siano previsti interventi particolari ed adeguati”.

Commercio, «Più tutele e forza per il territorio»

Una categoria composita, direttamente coinvolta nei cambiamenti sociali della modernità, interprete di nuovi bisogni e diritti dei lavoratori e per questo al centro di sfide contrattuali di rilievo.

IL CONGRESSO della Fisascat Cisl è servito soprattutto per fare il punto della situazione per commercio e turismo (l’organizzazione è competente anche vigilanza privata, il settore socio sanitario assistenziale e le pulizie), che proprio per la sua natura d’avanguardia ha vissuto prima di tutti la lacerazione della firma separata (condivisa solo dalla Uiltucs-Uil, non dalla Filcams Cgil) vivendo al pari di altri settori l’inadeguatezza dell’attuale sistema contrattuale e delle lungaggini a cui porta. Al ristorante «Al Baratello» di Calcinato erano presenti i componenti della segreteria bresciana – Alberto Pluda (generale), Valter Chiocci e Eleonora Feroldi (tutti confermati) -, il segretario nazionale di categoria Mario Piovesan e il leader della Cisl di Brescia, Renato Zaltieri.

ALLA LUCE dell’ultimo accordo che rafforza il secondo livello contrattuale è stata sottoposta alla Ascom di Brescia una piattaforma per avviare una discussione territoriale sul lavoro domenicale: «un risultato – ha tenuto a precisare Pluda – già raggiunto in altre province. Una vertenza per riordinare gli orari di vita e di lavoro della città avrebbe un respiro e un orizzonte ben diverso. Per questo – ha aggiunto – crediamo nella necessità di aprire una discussione sui tempi della città e coinvolgere le parti sociali». Un riferimento, infine, alle tutele sociali: «Commercio e servizi sono fra i settori più esposti, oltre ai lavoratori precari, dalla mancanza di strumenti come la Cassa. Improrogabile l’estensione delle garanzie al settore».

Dal segretario nazionale Piovesan è giunto un richiamo alla necessità di rivedere il sistema contrattuale: «troppo lunga una vertenza di 19 mesi per l’accordo del commercio e di 36 mesi per le pulizie. Serve più contrattazione, anche e soprattutto a livello territoriale, per implementare i diritti e le tutele».

LA FISASCAT negli ultimi tre anni è cresciuta da 2.676 iscritti a 3.388. Molte le battaglie in campo, alcune anacronistiche, come emerge dalle statistiche lette dallo stesso segretario bresciano di categoria, Alberto Pluda, secondo cui «quasi 6 milioni di italiani frequentano domenicalmente supermercati e iperstore, mentre 14 milioni dichiarano che lo farebbero se li trovassero aperti vicino a casa». Nonostante questo la Fisascat si dichiara «concettualmente contraria al lavoro domenicale – come sottolineato da Pluda nella relazione introduttiva – pur consapevole che ormai lo stesso è diffuso sia per il contenuto dei recenti contratti individuali che per le esigenze salariali dei lavoratori». Un tema che ha generato la divisione con la Filcams: «Per loro – continua Pluda – la controparte siamo noi. Ma la chiusura del tesseramento al 31 dicembre evidenzia che siamo cresciuti di 281 iscritti (+9,2%) contro il loro incremento di 39 (+0,9%): l’unità è un valore, ma non assoluto, per questo motivo la ricercheremo solo sui minimi comuni denominatori possibili e ce la giocheremo nel merito delle proposte».

La più grande categoria dell’industria a congresso

“La crisi economica è divenuta ormai una crisi del lavoro e si sta trasformando in una crisi sociale. Le persone e le famiglie stanno vivendo grandi incertezze che possono trasformarsi in paure per il futuro, scaricandosi maggiormente sui ceti sociali più deboli rischiando inevitabilmente allargamento dell’area del disagio sociale e delle povertà”. È un grido d’allarme puntigliosamente documentato quello che Laura Valgiovio, Segretario generale della Fim Cisl di Brescia argomenterà domani mattina, giovedì 19 febbraio, aprendo con la sua relazione il Congresso della più grande e più importante delle categorie dell’industria nella Cisl.

“Non è più tempo di attendismi – spiega ancora la Valgiovio – Questo è il momento della volontà di far sistema incrociando le intelligenze, le intuizioni, le disponibilità, la voglia e l’orgoglio di far impresa bresciana che hanno guidato la sua nascita. È necessaria un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni a tutti i livelli e delle parti sociali per aprire un tavolo di discussione che provi a mettere insieme forze politiche, imprenditoriali, associazioni di rappresentanza, conoscenze del mondo universitario, per un rilancio innovativo ed inedito del sistema industriale”.

Nella sala convegni dell’Hotel President di Roncadelle, saranno 250 i delegati congressuali, in rappresentanza dei 9077 iscritti della Fim Cisl. La relazione d’apertura è prevista alle ore 9,30; dopo gli interventi di saluto degli ospiti si aprirà il dibattito congressuale. Nel pomeriggio è previsto l’intervento di Antonio Sansone, Segretario nazionale della Fim.

La seconda giornata congressuale, venerdì 20 ottobre, sarà aperta da un importante approfondimento sulla natura, sulle ripercussioni e sulle azioni necessarie per superare la crisi che stiamo vivendo. Interverranno: il prof. Giancarlo Provasi, pro Rettore della Università di Brescia, Stefano Saglia, presidente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati, Mario Bertoli, amministratore delegato della Metra S.p.A., Emilio Del Bono, già componente della Commissione lavoro della Camera dei Deputati; Aristide Peli, vice presidente e assessore al lavoro della Provincia di Brescia.

L’ultimo atto congressuale, nel pomeriggio di venerdì, sarà l’elezione del nuovo gruppo dirigente.

Fisascat: conferma per la segreteria

Segreteria Fisascat

Alberto Pluda, Eleonora Ferodi e Walter Chiocci sono i componenti, tutti confermati, della Segreteria della Fisascat Cisl di Brescia eletta ieri pomeriggio al termine del Congresso della categoria. Quarant’anni, laureato in scienze politiche, sposato e padre di tre figli, Alberto Pluda è al suo secondo mandato come Segretario generale.Entrato nel sindacato nel 1997 con una borsa di studio promossa dalla Cisl bresciana, Pluda è stato operatore della Fisascat a partire dal 1999, dal 2001 componente della Segreteria ed eletto per la prima volta Segretario generale nel 2006.

Postali Cisl: proposte concrete

Che le Poste bresciane abbiano “qualche” problema di gestione è fatto notorio (…). Della situazione dell’azienda si è discusso ieri pomeriggio nel corso del V Congresso territoriale della Cisl sezione lavoratori postali di Brescia, “Capaci di fare proposte, capaci di dare risposte” il tema dei lavori. Giovanni Punzi, segretario bresciano Cisl Slp, durante la sua relazione, oltre ad un’analisi della situazione attuale, ha lanciato una provocazione. “Chiediamo – ha detto – la vendita del palazzo direzionale di Piazza Vittoria e di quello di via Don Vender, recupereremo così risorse finanziarie per la costruzione di un nuovo e adeguato Centro di meccanizzazione postale (Cmp). Dalla crisi attuale usciremo soltanto se Poste vorrà fare investimenti seri sul territorio, la soluzione non è certo tagliare il personale”. “Poste – ha spiegato – ha effettuato investimenti rilevanti in nuovi macchinari, che hanno avuto prevedibili risvolti negativi sui livelli occupazionali. Ad oggi, tuttavia, le performance dei nuovi macchinari non sono quelle attese e c’è ancora la necessità di fasi di lavorazione manuale, per far fronte alle quali, però, il personale a disposizione è ora insufficiente”.

“A Brescia – ha detto Punzi – il piano di meccanizzazione del Cmp di via Dalmazia non è completo per problemi strutturali e per la salubrità delle condizioni di lavoro, la qualità risente poi anche dell’eccesso di personale assunto a tempo determinato. Per ristrutturare gli stabili di Piazza Vittoria e di via Gambara Poste italiane negli ultimi anni ha investito a Brescia oltre 4 milioni di euro. Col risultato che il palazzo di Piazza Vittoria è ora quasi totalmente inutilizzato, per via Gambara ci auguriamo non intervenga l’Asl altrimenti bisognerà rifare tutti i servizi igienici. Queste operazioni sono chiari esempi di diseconomie aziendali”. (www.giornaledibrescia.it)