Brescia sciopera a sostegno della trattativa sulle pensioni e sulla riforma degli ammortizzatori sociali. CGIL CISL e UIL lo hanno deciso oggi valutando in ogni aspetto l’andamento del confronto tra Governo e Parti Sociali. Il sindacato confederale di Brescia si mobilita per rafforzare la richiesta di superamento dello scalone previsto dalla legge Maroni e l’affermazione del principio dei 40 anni di contributi raggiunti i quali si deve poter andare in pensione il giorno dopo. In altre parole, uno sciopero perchè si arrivi ad un accordo che scongiuri gli effetti negativi della legge Maroni.
Leggi il documento di Cgil Cisl e Uil di Brescia di proclamazione dello sciopero.
Riprende oggi a Palazzo Chigi il confronto sulle pensioni tra Governo e parti sociali. Sarà la continuazione solo parziale di quello che era prima della rottura dell’altra notte. È stato infatti deciso, al termine di una giornata di forte tensione e febbrili contatti, di stralciare dal negoziato la parte riguardante l’abolizione dello scalone ed i coefficienti di trasformazione, su cui l’accordo all’interno della maggioranza e con il sindacato appare al momento oggettivamente impossibile. Su questi temi la trattativa dovrebbe riaprirsi la prossima settimana, con l’obiettivo, o almeno la speranza, di concludersi entro la fine di luglio, senza escludere però che possa arrivare, dopo le ferie d’agosto, fino a settembre. Di conseguenza, e magari senza la formalizzazione dell’intesa, il Governo inserirà oggi nel decreto sulla distribuzione dell’extragettito che il Consiglio dei ministri è chiamato ad approvare insieme al Dpef i temi sui quali è stata raggiunta una intesa di massima. Vale a dire l’una tantum di 150-250 euro a circa due milioni di pensioni basse e i loro aumenti di 40-50 euro dal primo gennaio prossimo, la detassazione degli straordinati, gli ammortizzatori sociali. Sul resto, si ricomincerà. (www.ildiariodellavoro.it)
È stata firmata ieri tra Governo e Sindacati “l’intesa per un’azione pubblica a sostegno della conoscenza”. A sottoscrivere il documento sono stati il Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni insieme ai Ministri per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione, dell’Economia e delle Finanze, dell’Unievrsità e della Ricerca, Cgil-Flc, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals-Confsal, Gilda/Unams. Per la Cisl Scuola “l’Intesa sottoscritta, rappresenta un importante atto politico di assunzione di reciproci impegni condivisi per affrontare le grandi questioni che investono il nostro Paese. Il miglioramento della quantità e qualità dell’istruzione è stato riconosciuto priorità nazionale e in quanto tale esige una strategia di interventi coordinati e sinergici per mettere la scuola in condizione di perseguire le sue finalità istituzionali, rese oggi ancor più cogenti dalle continue e pressanti domande individuali e sociali. L’Intesa riconosce e sancisce così quanto da noi più volte evidenziato e da tempo denunciato: il Contratto, cui compete la disciplina dell’organizzazione del lavoro e della gestione del personale, non può assolutamente essere considerato come l’unico strumento per garantire l’innalzamento dei livelli qualitativi del servizio formativo. La sottoscrizione dell’accordo crea dunque le condizioni politico-istituzionali necessarie a definire tutti gli impegni di contesto, a partire da quelli di natura finanziaria, che dovranno essere declinati nel Dpef 2008 e tradotti nei conseguenti impegni di spesa della prossima Finanziaria. Il confronto all’Aran per il rinnovo del Contratto-Scuola che continuerà anche nel mese di luglio, rappresenterà una prima e verifica della volontà del Governo di mantenere fede agli impegni condivisi per un’azione pubblica a sostegno della conoscenza”.
Il confronto tra governo e sindacati si è interrotto pochi minuti prima delle 3 di questa notte sulla richiesta di Cgil, Cisl e Uil di introdurre gli incentivi per l’aumento dell’età per la pensione di anzianità oltre i 57 anni. Il governo, pur accettando il meccanismo degli incentivi, ma a partire dai 58 anni, ha chiesto la disponibilità ad ulteriori aumenti di età. Su questo sì é consumata la momentanea rottura del confronto. Per oggi, al momento, non è previsto un nuovo appuntamento. La no-stop governo-sindacati a palazzo Chigi è durata oltre 10 ore. Alla riunione, con i segretario di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Bonanni e Angeletti, hanno partecipato oltre al premier Romano Prodi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e il ministro del Lavoro Damiano.
“Nelle prossime ore – afferma il portavoce del governo – verrà sondata la disponibilità delle parti sociali a riprendere il confronto in modo costruttivo. Il governo sta valutando ulteriori proposte, al fine di giungere alla conclusioni di un percorso che già si basa su importanti punti di condivisione”. (ANSA)
Quando si dice: la forza delle immagini! O meglio, la forza del cinema. La pellicola in questione si intitola “China blue”, un viaggio suggestivo e pungente attraverso il duro mondo dei lavoratori nelle fabbriche di abbigliamento sportivo. Girato clandestinamente, il film è un resoconto di quello che né la Cina, né i rivendicatori internazionali vorrebbero che noi vedessimo, ossia: come vengono effettivamente prodotti gli indumenti che compriamo. Seguendo un paio di jeans lungo attraverso la catena che va dalla produzione alla vendita, “China blue” realizza un parallelo tra il potere del mercato al consumo in occidente e la vita quotidiana del proprietario di una fabbrica cinese e di due sue giovani operaie. Jasmine Lee è una adolescente che a 16 anni è costretta a lasciare la sua casa nella provincia di Schicuan, nella Cina Sud-occidentale, per recarsi a lavorare in città come operaia in una fabbrica di jeans destinati al mercato occidentale. Girato tra la fabbrica e il villaggio sperduto delle operaie, questo film-documentario offre uno raro spaccato umano sulla rapida trasformazione della Cina in economia di mercato.
A promuovere la distribuzione della pellicola è l’ISCOS, l’istituto di cooperazione internazionale della Cisl che sta anche organizzando proiezioni e dibattiti sul territorio (www.iscos.cisl.it)
Inizia domani, mercoledì 20 giugno, a Roma, nella sede di Confindustria, il confronto tra Federmeccanica e Fim, Fiom e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, in scadenza a fine mese. Una scadenza che interessa un milione e 600mila lavoratori.
I contenuti contrattuali messi a punto unitariamente dal sindacato sono stati approvati nelle assemblee dall’88% dei lavoratori. I sindacati chiedono un aumento di 147 euro: un incremento salariale medio a regime di 117 euro, a cui aggiungere 30 euro per i lavoratori che non fanno contrattazione di secondo livello. La trattativa non si preannuncia comunque semplice. Gli industriali sottolineano l’esigenza di un’analisi attenta della situazione del Paese e della situazione economica internazionale, perché “il valore fondamentale del contratto – sostengono gli imprenditori - è la competitività delle imprese che vivono sul mercato. La parola d’ordine è competitività”.
Organico ridotto all’osso, carenze strutturali e scarsa organizzazione. Questi i problemi con cui si scontrano i dipendenti dell’Arpa riuniti ieri in assemblea per fare il punto sulla situazione. Sono problemi che rallentano l’attività di controllo del territorio e rischiano di compromettere il rispetto degli impegni assunti da parte dell’azienda nei progetti di tutela ambientale, in una provincia ad alto tasso di industrializzazione. L’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ha nel bresciano un centinaio di lavoratori distribuiti in cinque presidi: Brescia, Salò, Chiari, Leno e Darfo. Cento dipendenti significa un decimo del totale dei dipendenti ARPA in Lombardia, mentre le statistiche dimostrano che a Brescia viene svolto un quinto del lavoro di tutta la Regione. I conti non tornano! E tornano ancora meno dopo che soltanto 11 dei 21 collaboratori a progetto dell’azienda sono stati confermati nell’incarico. Ciò significa avvallare una sostanziale paralisi delle indagini necessarie al rilascio dei nulla osta di inizio attività per le aziende. Il sindacato chiede l’apertura di un tavolo per le trattative con la direzione bresciana e regionale dell’azienda.
Hanno preso il via le trattative per il rinnovo del contratto delle forze dell’ordine e le forze armate per il biennio 2006-2007. L’obiettivo del Governo è quello di chiudere la partita entro l’autunno in modo da inserire nella prossima Finanziaria i provvedimenti necessari. Il comparto della sicurezza in Italia coinvolge 450.000 tra uomini e donne arruolati nelle diverse forze di polizia presenti nel Paese.
Preoccupazione tra i lavoratori del Pastificio Pagani di Rovato. È stata infatti aperta dalla Direzione aziendale una procedura di mobilità per 25 addetti.
Alle difficoltà di mercato il Pastificio Pagani risponde con la solita ricetta: contenimento dei costi attraverso la riduzione del personale.
“Nell’intenzione della Pagani – spiega Daniele Cavalleri della Fai Cisl – c’è oggi una prima volontà di risolvere la crisi aziendale principalmente riducendo il personale. Infatti entro la fine di luglio intende licenziare un numero complessivo di 13 unità: 10 nel reparto confezioni, 2 alle presse, 1 al laboratorio/controllo qualità”.
Altre misure sono: aumento dei carichi di lavoro nel reparto confezioni; esternalizzazione di alcune lavorazioni alle presse e nel laboratorio/controllo qualità; riduzione delle percentuali di astensionismo.
“Come Sindacato Provinciale e Rsu aziendali – commenta Cavalleri – riteniamo questa strada impraticabile. Proponiamo soluzioni diverse, quali il ricorso alla Cassa Integrazione per crisi aziendale con relative modalità di attuazione (anticipi, rotazione ecc.) questa ipotesi ha avuto l’avvallo del Ministero del Lavoro e un ambiguo consenso aziendale; incompatibilità fra la mobilità e/o Cigs e la presenza di personale non dipendente della Pagani (facchini, interinali); una discussione che accolga anche il punto di vista sindacale, in particolare sull’organizzazione del lavoro; nessuna esternalizzazione che sia finalizzata alla riduzione del personale”.
Oggi si è effettuata una prima iniziativa di mobilitazione con 4 ore di sciopero all’inizio di ogni turno di lavoro con il presidio delle portinerie. L’adesione dei dipendenti operai ed impiegati è stata totale. Il 25 giugno è programmato nella sede della Associazione Piccola Industria un primo incontro per affrontare la complessa questione.
A Brescia il 52% dei pensionati è costretto a vivere, ma meglio sarebbe dire sopravvivere, con una pensione che non supera i 500 Euro al mese. È questo il dato forse più eloquente che il Segretario generale della Cisl bresciana Renato Zaltieri ha sottoposto questa mattina al Prefetto nel corso dell’incontro che ha chiuso il presidio promosso dai Sindacati dei pensionati di Cgil Cisl e Uil in Palazzo Broletto. Quella di Brescia è stata una delle iniziative che le organizzazioni sindacali confederali hanno promosso contemporaneamente in tutte le città capoluogo di provincia per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sul disagio sociale ed economico dei pensionati. Al Governo i pensionati chiedono un impegno più concreto nella rivalutazione delle pensioni e nell’approvazione della legge nazionale a sostegno delle persone non auto sufficienti e delle loro famiglie. Il Prefetto ha assicurato alla delegazione sindacale, della quale faceva parte anche la Segreteria della FNP Cisl di Brescia guidata dal Segretario generale Gianpaolo Festa, la sua partecipazione ai problemi evidenziati e il suo immediato impegno a far giungere al Ministero e alla Presidenza del Consiglio il documento consegnatogli da Cgil Cisl e Uil.
Prima del presidio in Palazzo Broletto una rappresentanza dei Pensionati dei sindacati confederali era stata ricevuta in Palazzo Loggia dal sindaco Paolo Corsini, mentre il presidente della Provincia Alberto Cavalli ha testimoniato la sua partecipazione all’iniziativa facendo visita ai manifestanti nel cortile della sede della Prefettura.
Secondo un indagine dell’Istat il 31% dei pensionati percepisce un importo compreso tra 500 e 1.000 euro, il 24% meno di 500 euro, il 23% un importo compreso tra 1.000 e 1.500 euro, il restante 22% supera i 1.500 euro mensili. I pensionati, nel 2005 erano 16,5 milioni, di cui 53% donne, anche se gli uomini assorbono il 56% del reddito da pensione complessivo. In media annua 16 mila euro per gli uomini, 11 mila per le donne. Nel 2005 il nostro Paese ha speso 215 miliardi di euro, pari al 15,2% (+02 punti percentuali rispetto al valore dell’indicatore calcolato per il 2004) del Pil, per le prestazioni pensionistiche, previdenziali e assistenziali. Il numero di prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali è pari a 23,3 milioni, per un importo medio annuo di poco più di 9 mila euro, con un massimo per le pensioni di vecchiaia (quasi 12 mila euro) e un minimo per le pensioni di guerra (meno di 4 mila euro).