Agro Ittica: 100 posti di lavoro a rischio
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Agro Ittica: 100 posti di lavoro a rischio

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Pubblicato il 21 Luglio 2003

“La Cisl è intenzionata a chiedere l’intervento urgente del Prefetto per sbloccare una situazione che sta mettendo a rischio il posto di lavoro di 100 persone”. Renato Zaltieri, Segretario generale della Cisl bresciana, è molto preoccupato per quel che sta avvenendo alla Agro Ittica Lombarda di Calvisano, posta sotto sequestro dai Nuclei Anti Sofisticazione dei Carabinieri. All’origine dell’intervento, pare, la necessità di verificare l’utilizzo di un antibiotico per ridurre la mortalità degli avannotti di storione. “L’intervento dei N.A.S. risale a venti giorni fa. È impossibile che in venti giorni non si sia trovato il tempo di fare analisi e contro analisi – spiega ancora Zaltieri – come è impossibile che non ci si renda conto che decine di famiglie monoreddito vivono nell’angoscia del futuro per il posto di lavoro. I tempi degli accertamenti sono decisivi per la sopravvivenza di una azienda che è leader nel suo settore e che si sta vedendo contestare contratti di fornitura importanti per notizie giornalistiche che, senza l’esito delle analisi, hanno tutto il senso di una condanna inappellabile”.

“I lavoratori sono frastornati e increduli – racconta Daniele Cavalleri che per la FAI Cisl segue l’azienda di Calvisano – perché tutto si aspettavano ma non di vedere messo sotto sequestro l’intero ciclo produttivo. Questa mattina l’azienda ha comunicato 14 provvedimenti di interruzione del rapporto di lavoro, e altri purtroppo ne seguiranno se non verrà chiarito al più presto quali sono le responsabilità di cui Agro Ittica Lombarda deve rispondere. Il sindacato ha piena fiducia nel lavoro dei NAS, come non ha ragione di mettere in dubbio le analisi parallele svolte dall’azienda, analisi che confermano l’assoluta mancanza anche della più piccola traccia di antibiotico sia nei prodotti dell’allevamento che nella carne macellata è necessario quindi che siano subito resi pubblici gli esiti degli accertamenti e delle analisi compiute”.

Per la specificità del prodotto e della sua lavorazione, ogni ora che passa allontana la possibilità di ripresa dell’azienda di Calvisano. “Se l’azienda ha sbagliato – conclude Cavalleri – è giusto che le si imponga di non usare più questo o quel prodotto sanitario, ma è sbagliato impedirle di continuare la produzione ed è colpevole mettere a rischio il posto di tanti lavoratori.”.